“..Abbiamo girato insieme

e ascoltato le voci dei matti

incontrato la gente più strana

e imbarcato compagni di viaggio

qualcuno è rimasto

qualcuno è andato e non s’è più sentito

un giorno anche tu hai deciso

un abbraccio e poi sei partito.

Buon viaggio hermano querido

e buon cammino ovunque tu vada

forse un giorno potremo incontrarci

di nuovo lungo la strada..”

SCRIVIAMO IL NOSTRO FUTURO

 

Analisi di fase

In quest’ultimo anno si è resa sempre più evidente da parte della nostra organizzazione la necessità di fermarsi a riflettere sulla propria identità sociale, sul ruolo di rappresentanza che assumiamo nei confronti dei nostri colleghi, sulla partecipazione delle nostre generazioni alla vita politica e sociale del territorio in cui viviamo, sull’agibilità che un soggetto giovanile come il nostro può avere nella determinazione di modelli di società in cui ci si possa riconoscere, per cui valga la pena di coltivare con passione il proprio futuro e le proprie aspettative. Parlavamo già, durante i lavori del nostro ultimo congresso, di una ricerca della felicità che doveva costituire la base di un patto delle nuove generazioni con il mondo in cui viviamo, della necessità di rivendicare il diritto a poter costruire il proprio futuro senza sottostare al clima di sfiducia e rassegnazione che è sempre stato pane quotidiano per noi, giovani nati e cresciuti a cavallo del nuovo millennio. Lo facevamo consapevoli che non poteva avere un senso continuare ad ambire ad un timido miglioramento delle condizioni dei soggetti in formazione che dovesse in primis fare i conti con la drammatica realtà in cui viviamo. Siamo le generazioni senza futuro, cresciamo in un mondo che sin da subito ci ha annunciato una strada impervia, completamente svuotata di qualsiasi forma di certezza sul domani. Questo credevamo, e crediamo tutt’ora, costituisca una palla al piede che ha alimentato l’individualismo dilagante che, per le giovani generazioni, è stato ancora più acuito dall’isolamento “concesso” da i nuovi strumenti di comunicazione. Il potenziale coinvolgimento garantito da strumenti come i social network ha ben presto rivelato, come spesso accade oggi, che un aumento della quantità di interazioni tra le persone non comporti necessariamente un’evoluzione dal punto di vista della qualità delle stesse: l’enciclopedia sociale che scorre ogni giorno nelle nostre bacheche di Facebook viene troppo spessa letta con gli occhi di quell’analfabetismo funzionale che non riesce a creare occasioni di confronto ma che relega ancora di più ciascuno ad essere un’isola. C’è da pensare a sè stessi, a garantirsi un pezzo dignitoso di futuro in una guerra tra poveri in cui ciascuno combatte da solo. In un clima del genere non è difficile spiegare la disaffezione dei nostri coetanei verso qualsiasi forma di soggetto aggregativo. La cosiddetta crisi dei corpi intermedi è ormai giunta al suo culmine: peggio che morti, sopratutto per quanto concerne i partiti e i soggetti di rappresentanza politica, questi si sono trasformati in nemici della società, totem di corruzione e interessi personali, certificati di qualità al contrario che hanno trascinato nel baratro anche chi ha continuato ad affermare il messaggio buono di ricominciare a fare aggregazione per creare confronto e strategie per il benessere collettivo e non solo individuale. La crisi del fenomeno migratorio ha negli ultimi anni scosso le coscienze di tanti rispetto all’esigenza di trovare soluzioni per soggetti lontani da noi non solo geograficamente. Il sangue sparso nelle acque del mediterraneo ha generato uno scatto di solidarietà da parte di tanti e questo si è dovuto confrontare con l’esigenza di costruire modelli che non fossero per pochi ma per tutti, di realizzare un’azione politica e immaginare un sistema economico che riuscissero a guardare al diritto alla felicità di intere popolazioni che oggi raccolgono invece le briciole delle briciole di un sistema fondato sul benessere di pochissimi. Lo spettro dell’individualismo e dell’egoismo che aleggia sulla nostra società è però anche in questo caso riuscito a distruggere qualsiasi speranza di rilancio: più forte e più veloce della solidarietà si è mosso il sentimento di odio nei confronti dell’altro. Sentimenti xenofobi e razzisti si sono diffusi a macchia d’olio in Europa, non risparmiando nemmeno il nostro paese, e imponendosi in più di un caso come ideologie maggioritarie all’interno dei sistemi politici. Il terrorismo islamico e i tanti attacchi subiti dall’Europa nell’ultimo anno hanno di certo agevolato il sentimento di paura e odio; l’ignoranza e il qualunquismo hanno completato l’opera assimilando qualsiasi forma di immigrato ad un terrorista da respingere, anche a costo di farci noi stessi carnefici con azioni repressive nei confronti degli sbarchi. L’immigrato, se non un terrorista, rimane comunque un competitor non autorizzato, non può avere il diritto di concorrere ad un pezzo di quella felicità che già non basta per noi “proprietari di casa”. La politica internazionale ha più volte negli ultimi tempi dovuto fare i conti con scelte dei cittadini che possono apparentemente sembrare illogiche e motivate solo da sentimenti primitivi e deprecabili. Tanto clamore, a tal proposito, ha suscitato la scelta del popolo britannico di lasciare la comunità europea. Attraverso il referendum popolare del 23 Giugno 2016, infatti, i cittadini della Gran Bretagna hanno scelto il “leave”, disconoscendosi da un’Europa che evidentemente non li aveva fino a quel momento rappresentanti e che non li rassicurava per il proprio futuro. Tanto si è detto sul fatto che i grandi centri culturali ed economici del paese avessero in massa votato per il “remain”, che il voto di maggioranza fosse permeato d’ignoranza e qualunquismo, che la scelta presa fosse sbagliata in senso assoluto e che quello britannico fosse stato un grave errore di cui preso tutto l’Europa avrebbe pagato le conseguenze. Analogie ancora più recenti sono riscontrabili nei risultati del voto presidenziale degli Stati Uniti d’America avvenuto lo scorso 8 Novembre. Il candidato repubblicano Donald Trump, dopo aver caratterizzato l’intera sua campagna elettorale con slogan e proposte provocatorie sotto il titolo di “Make America great again”, ha battuto di misura Hilary Clinton, supportata dai democratici. Lo spirito nazional-populista e conservatore della campagna di Trump è riuscito a ribaltare tutti i sondaggi della prima ora, superando Stato dopo Stato un avversario, la Clinton, che certo non rappresentava una scommessa di rinnovamento o un cambio di passo rispetto alle politiche economiche fin’ora portate avanti dagli USA. Anche in questa circostanza la comunità internazionale ha riaffilato i coltelli dell’indignazione, mossa giustamente dalla condanna secca all’irriverenza di Trump che si è più volte manifestata nel corso della campagna elettorale in attacchi in alcun modo velati a minoranze, disabili, donne e qualsiasi soggetto potesse configurarsi come un nemico del proprio percorso politico. Bastano però le giuste condanne al “personaggio” Trump per ascrivere la vicenda ad un ennesimo caso di “voto di pancia” o ignoranza da parte dei cittadini? La riflessione comune delle vicende internazionali richiamate passa dalla consapevolezza che l’arroccamento verso l’elitismo dei soggetti di sinistra, unici detentori della verità sul bene e il male del mondo, sia per certi versi ancora più pericoloso delle derive xenofobe e populiste a cui assistiamo nel mondo. Le forze riformiste e democratiche che avevano alimentato le speranze di chi credeva in una politica che sarebbe riuscita a guidare lo sviluppo e il progresso della nostra società sono tramontate sul nascere. Si è totalmente smesso di ascoltare i più deboli, di cercare risposte per le masse e ci si è invece concentrati ad inseguire un modello di società che si complicava artificiosamente rendendosi sempre più lontano dalla comprensibilità per tutti e dalle reali condizioni di benessere dei cittadini. Fenomeni come le politiche migratorie o la Brexit ci devono invece fare riflettere
su come il malcontento comune abbia delle radici reali che sono ben più profonde di quelle che ci raccontiamo. Entrambe le circostanze dimostrano il fallimento di una politica internazionale che non è riuscita a fare, ad esempio dell’Europa, una casa culturale e politica per i propri cittadini. Il potere economico ha soppiantato qualsiasi valore non rispondesse alle logiche del profitto, l’Europa e i suoi Stati hanno continuato a rincorrere i mercati e gli “investitori” dimenticando gli obbietti costituenti dell’unità che si è perseguita tra gli stati del vecchio continente. La stessa vittoria di Trump dimostra come la gente si sia stufata di continuare a lamentarsi senza potere incidere nelle scelte delle proprie democrazie: il cosiddetto voto di protesta è diventato uno strumento di lotta per chi non ha gli strumenti culturali, economici e sociali per far valere le proprie ragioni, per perseguire la propria battaglia per la felicità. Tutto ciò che può rappresentare una novità rispetto al sistema attuale diventa l’opzione preferita, a prescindere dalla qualità o dalla correttezza dei messaggi e delle idee che dal “nuovo” vengono veicolate. E’ questo un ragionamento da condannare? Probabilmente si, ma non si può nemmeno pretendere che la gente continui ad astenersi dallo scegliere (l’astensionismo è ormai il primo partito politico in quasi tutte le democrazie occidentali) o ancora peggio ad accontentarsi di vivere una vita triste e piena di difficoltà perchè questo è tutto quello che ci si può permettere. E’ giusto invece indagare sul perchè nessuno ha avuto la capacità di tracciare una strada maggiormente solidale, realmente democratica, in cui si potessero rispecchiare i bisogni della società di massa, di quel ceto medio che, assuefatto dalla stabilità salariale e dall’apparente benessere del dopoguerra, non si è reso conto di starsi lentamente trasformando nella parte povera del mondo, mentre l’aumento della ricchezza derivante dal progresso tecnologico e dall’innovazione veniva sistematicamente incanalato nelle tasche di pochissimi. Anche in Italia diversi scenari sembrano rispecchiare i sintomi di questa grande patologia della partecipazione. Negli ultimi tempi abbiamo vissuto la prima fase di maturità del Governo Renzi: le idee del Premier-Segretario e del governo di alleanza con NCD hanno iniziato a concretizzarsi in una prolifera stagione di riforme. Il percorso, lanciato per certi versi attraverso il cosiddetto Jobs Act, è proseguito senza esitazioni attraverso svariate riforme tra cui in particolare ricordiamo quella della Buona Scuola. Negli ultimi mesi il dibattito politico si è focalizzato sull’attesissimo referendum costituzionale del 4 Dicembre. Dopo le “personalizzazioni” del quesito referendario da parte del Premier e il successivo voto delle amministrative del 5 Giugno, Renzi e la parte di Partito Democratico a lui più vicina hanno iniziato a serrare le fila di una campagna su cui risulta evidente si giochi, se non la poltrona di governo, di certo una partita che l’esecutivo ritiene fondamentale. Il fronte del NO, eterogeneo quanto vasto, ha iniziato sempre più a macinare terreno, raggiungendo negli ultimi sondaggi un ipotetico vantaggio di qualche punto percentuale. Il fulcro del testo referendario ruota attorno all’abolizione del bicameralismo perfetto, attuato attraverso una forte riduzione del numero di senatori e un altrettanto cospicuo ridimensionamento delle competenze assegnate agli scranni di Palazzo Madama. A “condire” il testo della riforma una serie di provvedimenti tra cui l’abolizione del CNEL e la revisione di alcune procedure legate ai referendum e alle leggi di iniziativa popolare. La nostra organizzazione si è da subito confrontata al suo interno sulle ragioni di questa riforma, partendo da un’analisi tecnica del testo che non tralasciasse però le considerazioni di ordine politico che risultano doverose rispetto al contesto in cui la riforma viene presentata. Non ci si è fermati ad un giudizio sommario sull’operato del governo Renzi, ma è stata condotta un’analisi complessiva della direzione tracciata dalla riforma rispetto alla ripartizione di competenze tra le camere, allo spostamento dei poteri tra esecutivo e parlamento, alla valutazione del cosiddetto combinato disposto tra la riforma costituzionale e quella elettorale, l’Italicum, già in vigore dopo il voto di fiducia imposto nelle camere. Il frutto di queste riflessioni interne si è concretizzato in una campagna dal titolo kNOw che, attraverso l’esplicita esigenza di oltrepassare il dibattito spesso sterile che attorno al quesito referendario si è creato e, passando per un’analisi attenta del merito e delle prospettive della riforma, è giunto ad una presa di posizione contraria a questo referendum da parte della nostra organizzazione nazionale. Anche a Palermo la nostra base si è impegnata nella promozione di un confronto costruttivo tra gli studenti, spesso frastornati da un dibattito che come spesso accade si è ridotto a generalisti post su Facebook o che si è appigliato alla propaganda strumentale generata dai comitati referendari. Abbiamo voluto costruire occasioni di confronto e siamo stati in prima linea intervenendo in svariati dibatti sul tema, portando in quelle occasioni le nostre ragioni per il NO alla riforma. Più che mai questo referendum sta scoprendo i nervi di una politica che non ha ancora le basi per poter ricominciare ad essere rappresentativa per i cittadini. Comunque vada a finire la partita referendaria, quel che è certo è che a perderci saranno stati i cittadini. La scarsa consapevolezza che permane tra la maggioranza della popolazione rispetto al testo della riforma condiziona, effettivamente, il senso del referendum. La riflessione da cui siamo partiti passa dalla convinzione che l’antidoto per cambiare una politica spesso autoreferenziale, un parlamento che non riesce a mettere in pratica i principi costituzionali di democrazia e partecipazione cui è chiamato diventando teatro di ostruzionismi e corruzione, non si configuri di certo nell’annichilimento del dibattito o nell’eliminazione di qualsiasi forma di minoranza a vantaggio della cosiddetta governabilità. Siamo infatti convinti che siano necessari un passo indietro da parte della classe politica del nostro Paese, una riacquisizione delle responsabilità statali nei confronti dei cittadini, un’emancipazione della politica che riesca a tracciare strade nuove per il benessere di tutti. L’impressione è invece che la presunzione di questo governo sia arrivata all’estremo di pretendere un mandato in bianco che scavalchi anche le regole costituzionali. Ci appare peraltro chiaro che questa riforma vada nella direzione di omologare ancora di più il nostro paese ai modelli di politica economica internazionale, garantendo agli occhi dell’Europa e del contesto globale un’immagine di Italia “liberata” dalla macchinosità del sistema politico a favore di una maggiore autonomia del potere economico, che acquisirebbe, in ultima istanza, l’agibilità per allineare le politiche nazionali alle esigenze dei grandi mercati internazionali e dei grandi investitori. Crediamo che la scelta di una strada siffatta tradisca completamente le idee di società in cui crede la nostra associazione; il modello economico che si sta rincorrendo tende solo ad aggravare le disuguaglianze e il divario tra i grandi poteri economici e quello che il movimento Occupy definiva il “99%” (richiamando il fatto che il 99% della ricchezza globale è detenuto dall’1% della popolazione mondiale e viceversa). Crediamo che questo modello economico sia destinato al collasso e riteniamo inaccettabile il proposito di continuare ad avallare politiche che a questo modello sono assoggettate, a maggior ragione se per sostenere lo status quo si debba sottostare al ricatto di modificare un t
esto come la costituzione, baluardo della sovranità popolare rispetto a qualsiasi forma di tecnocrazia economica e finanziaria. Scendendo poi nel merito dell’azione del governo Renzi, siamo portati ad argomentare le ragioni di un dissenso che passa proprio dalle grandi riforme portate avanti da quest’esecutivo. Tra queste: una riforma del lavoro che ha prodotto cifre gonfiate (che stanno già rivelando come la stabilizzazione dei posti di lavoro sia stata dettata solo da una temporanea convenienza da parte dei datori) e che sta lasciando sulla propria strada un’esplosione di voucher e una precarizzazione del lavoro che continua a destrutturare i diritti e il benessere della classe media; una riforma della Scuola che ha fatto del rapporto con le aziende il fulcro della sua azione, dimenticando il ruolo di formazione dell’istruzione pubblica, che deve mirare all’arricchimento e all’emancipazione della persona da un punto di vista culturale e sociale prima ancora che professionale. Sul fronte a noi più vicino, quello universitario, a seguito di numerosi annunci sull’avvento di una Buona Università, il governo sta intervenendo in materia di diritto allo studio e finanziamento del sistema accademico attraverso l’ultima legge di stabilità. Il cosiddetto Student Act ha previsto un positivo aumento di 50 milioni di euro del Fondo Integrativo Statale per le borse di studio. Nonostante la direzione intrapresa dal governo sembri essere quella giusta, noi abbiamo più volte ritenuto di dover affermare che servirebbe uno stanziamento 4 volte maggiore per riuscire ad eliminare il fenomeno – tutto italiano – dell’idoneo non beneficiario alla borsa di studio e crediamo quindi che quello dello Student Act debba rappresentare per i cittadini l’incipit sulla base del quale dialogare con i poteri centrali per pretendere la piena agibilità sul diritto all’istruzione. Su questo fronte c’è poi da monitorare la giusta introduzione di una no-tax area che dovrebbe riguardare i redditi fino a quindicimila euro, prestando attenzione a che la riduzione di introiti sui bilanci d’Ateneo sia accuratamente compensata da un fondo perequativo statale, al fine di evitare che l’esenzione delle tasse comporti una drastica riduzione dei servizi agli studenti per fare fronte alle minori entrate. Per l’Università di Palermo questo è stato il primo anno sotto la guida del nuovo Rettore Fabrizio Micari. Se pur solo all’inizio dei sei anni di Rettorato, Micari ha sin da subito cercare di lasciare la sua impronta nella governance d’Ateneo. Sul fronte delle borse di studio va di certo apprezzata la scelta di sovvertire lo scellerato provvedimento del Rettore Lagalla che escludeva gli idonei non beneficiari dalle esenzioni sulla tassa d’iscrizione e sul contributo d’Ateneo. Questa presa di posizione, seppur influenzata dagli esiti dei ricorsi presentati dalla nostra e da altre associazioni, rispecchia l’attenzione promessa dal Rettore per le questioni studentesche, elemento che stava alla base del sostegno che anche la nostra organizzazione aveva garantito a Micari in fase elettorale. Ci tocca sottolineare come in altre occasioni questa propensione al dialogo con le rappresentanze studentesche si sia rivelata eccessivamente timida. Alcune scelte importanti che la nuova governance è stata chiamata a compiere, riguardanti ad esempio la programmazione del sistema d’accesso all’attuale anno accademico, la rappresentanza e le procedure elettorali degli studenti negli organi collegiali (ad oggi, ad esempio, non si è provveduto a dotare i consigli di Dipartimento di una componente studentesca), l’incapacità di sopperire alle mancanze di fondi per i servizi agli studenti disabili o la recente approvazione del bando per il finanziamento delle attività studentesche, hanno dimostrato una disponibilità al confronto ancora troppo parziale, caratterizzata da interlocuzioni che a volte sono sembrate più di circostanza che realmente propense ad acquisire il contributo e le ragioni degli studenti. La speranza è quella che anche il governo del nostro Ateneo faccia un passo avanti sostanziale nella direzione di costruire un reale confronto con quello che troppe volte abbiamo sentito definire invano il centro dell’azione accademica: gli studenti e la loro formazione. In particolare riteniamo che proprio in questa prima fase di vita del mandato Micari sia necessario strutturare interlocuzioni che abbiano un senso propositivo e di programmazione strategica per migliorare le condizioni degli studenti e di tutta la comunità accademica, superando il timore, a volte anche motivato, di trovare nelle rappresentanze interlocutori faziosi cui sia meglio concedere solo un confronto ex post rispetto a proposte elaborate in camera caritatis. L’analisi complessiva condotta, seppur apparentemente eterogenea e dispersiva, crediamo descriva un quadro in cui risulta effettivamente necessario fermarsi a riflettere sull’azione che in questo contesto deve esercitare il un soggetto di sinistra come il Sindacato Studentesco. Le criticità vanno rintracciate proprio nella timidezza o nei peggiori casi nella malafede con cui le realtà politiche democratiche e riformiste hanno operato. I modelli di sviluppo e globalizzazione di tutte le democrazie occidentali si sono uniformati alla sovranità dei mercati e delle istituzioni economiche internazionali. L’Unione Europea non ha mai realizzato gli intenti di solidarietà culturale e politica per cui era stata pensata. Non ci si è mai realmente soffermati a ripensare dei modelli di politica economica che continuano ad essere miopi rispetto al reale benessere delle persone, alla loro capacità di emanciparsi e al loro diritto di ambire ad una vita felice e ad una società in cui rispecchiarsi. Cosa ha fatto la sinistra di fronte a tutto questo? Quali risposte si è anche solo provato a dare di fronte ad un sistema che fa gli interessi di pochi e lascia tutti gli altri in un enorme campo di battaglia disseminato di rassegnazione e frustrazione? Sicuramente non si è fatto abbastanza ed è proprio da questo che, nel nostro piccolo, abbiamo intenzione di ripartire. L’Unione degli Universitari deve ripartire proprio da questa consapevolezza, acquisendo coscienza delle responsabilità e delle difficoltà con cui oggi deve fare i conti chi come noi ha l’ambizioso compito di ridare valore e dignità alla politica. Il nostro compito infatti deve insistere sull’essere punto di riferimento e rappresentanti della condizione studentesca a 360 gradi, non potendoci permettere di diventare “professionisti” della rappresentanza, di scollarci dai bisogni e dalle speranza reali dei nostri colleghi e coetanei. Partiamo dalla consapevolezza di non avere una ricetta vincente. Siamo consapevoli che per trovare le giuste risposte alla crisi di rappresentanza e partecipazione in cui viviamo è necessario ripartire da coloro che siamo chiamati a rappresentare. Dobbiamo interrogare i bisogni della gente, dei nostri colleghi, farlo consapevoli delle proprie idee e della propria identità ma realmente volenterosi di arricchirci attraverso il punto di vista di chi ci sta accanto. C’è bisogno di fortificare la rotta che stiamo seguendo, rendendo la nostra azione quotidiana conforme parimenti all’ idea di politica e bene comune che abbiamo e ai frutti del confronto quotidiano con chi rappresentiamo. Abbiamo la possibilità di mettere a sistema il percorso di formazione ed il bagaglio esperienziale che i tanti nostri associati portano con sè. Dobbiamo ritrovare la presunzione per affermare la nostra battaglia per il diritto alla felicità a tutti i livelli, dal contesto della nostra Università fino a tematiche più ampie come la condizione giovanile, il lavoro e il diritto ad un futuro che rispecchi le nostre ambizioni.

DIRITTO ALLO STUDIO

Borse di Studio e Tassazione

Le borse di studio sono il primo strumento che le istituzioni mettono in campo nell’ambito del welfare studentesco e in attuazione dei dettami costituzionali in materia di Diritto allo Studio Universitario.

Ad oggi le borse sono erogate da parte dell’Ente Regionale per il Diritto allo Studio sulla base di fondi derivanti dalle casse del Governo Regionale e dal “Fondo di Investimento Statale” (FIS), oltre che dalla tassa regionale pagata annualmente dagli studenti.

In questa introduzione tecnica sui soggetti che erogano le Borse di studio e che decidono l’ammontare delle stesse, non possiamo esimerci dal citare uno dei dibattiti più importanti oggi in campo sullo scenario politico Italiano, ovvero la riforma costituzionale che prevede – con la riforma del Titolo V – un cambiamento del soggetto e del processo di assegnazione, che diventerebbe soltanto di competenza dello Stato.

Tuttavia nella nostra regione, che fino ad una eventuale modifica statutaria rimane a statuto speciale, questa riforma non inciderebbe più di tanto sulle responsabilità e sulle competenze nell’ambito del diritto allo studio, che resterebbero in mano al governo regionale, a meno dei che il governo non intervenga in virtù della clausola di supremazia.

Inoltre, dobbiamo considerare il fatto che proprio il nostro governo Regionale, ad oggi, non abbia preso in considerazione in maniera realmente efficace le grosse lacune e limitazioni esistenti in termini di investimenti sul Diritto allo studio, causate anche dal rapporto che si viene a creare tra l’ERSU e il governo regionale, caratterizzato da giochi di potere basati anche sulla mancata chiarezza di competenze e responsabilità tra le suddette istituzioni.

Ci sentiamo quindi di esprimerci molto criticamente su queste dinamiche chiedendo un serio intervento, attraverso l’applicazione di una legge regionale sul DSU (Diritto allo Studio Universitario) che unifichi il processo di erogazione per tutta la regione, e attraverso un aumento sostanziale gli investimenti diretti sulle borse di studio.

Oggi ci troviamo in una situazione sicuramente migliore rispetto a quella dell’anno precedente, in cui a causa del vecchio sistema di tassazione, il numero di soggetti aventi diritto alla Borsa di studio erano numerosi, ma soltanto una parte di essi ha realmente percepito il contributo, mentre gli altri sono rimasti nel limbo della categoria degli idonei non beneficiari con l’unico diritto di esonero dal pagamento della tassa di iscrizione e del contributo dell’Ateneo.

In tal senso ricordiamo una delle nostre vittorie contro il principale problema del sistema di tassazione precedente, ovvero il calcolo dell’ISEE per il diritto allo studio universitario, che nell’anno precedente ha causato un aumento dell’ammontare dei redditi senza innalzare le soglie limite per acquisire il diritto alla borsa di studio.

Ad oggi il Governo Renzi si è impegnato pubblicamente per eliminare la figura dell’idoneo non beneficiario, attraverso un provvedimento, lo “student act”, che prevede una “no tax area” per tutti coloro i quali hanno un reddito inferiore ad una cifra compresa tra i 12 e i 15 mila euro annui.

Questo potrebbe depotenziare le casse degli atenei che potrebbero perdere di fatto un importante bacino di contribuzione studentesca, per cui il governo ha promesso l’inserimento di un fondo che andrebbe a ripristinare in tutti gli atenei l’ammontare perso. La nostra perplessità, tuttavia, sta proprio nella reale possibilità di equivalenza tra i fondi perduti per la “no tax area” ed i fondi percepiti come “promessa” del Governo.

Il rischio di un eventuale fallimento di questo provvedimento causerebbe un notevole indebolimento degli atenei e il relativo collasso dei servizi offerti agli studenti, più in generale, danneggerebbe tutto l’apparato di welfare studentesco.

Servizi Abitativi

Gli studenti iscritti ad UNIPA che risultano avere una provincia di residenza diversa da Palermo costituiscono oltre il 35% del totale della popolazione studentesca. Il nostro ateneo accoglie numerosi studenti provenienti non solo dalla provincia, ma anche dal resto della regione e soprattutto dopo l’istituzione dei test con graduatoria nazionale, anche giovani provenienti da altre città d’Italia. Lo studente fuori sede che cerca un alloggio in una città come Palermo si trova a poter scegliere tra una serie di opportunità più o meno alla portata di tutti.

Gli alloggi universitari vengono assegnati previa partecipazione ad un bando Ersu, sulla base del reddito per il primo anno e per gli anni successivi al primo tenendo conto sia della situazione economica che del merito accademico. L’ubicazione dei pensionati all’interno del centro storico permette di poter raggiungere facilmente sia il Campus universitario sia eventuali luoghi di ritrovo per i giovani della città, nonché biblioteche e sale lettura.

Gli alloggi dei poli decentrati invece non prevedono ancora un bando ersu per l’assegnazione ma sono presenti delle convenzioni con dei consorzi o con la regione Sicilia.

Nel caso di Agrigento la casa dello studente è praticamente inesistente e fino a due anni fa esisteva una sorta di convenzione con un B&B che per ovvie ragioni di spazio e limitatezza dei servizi non permetteva agli studenti di poter usufruire di spazi o cucine comuni per lo svolgimento per le attività ricreative o per consumare i pasti.

A Caltanissetta l’Ersu ha avviato un programma di riqualificazione dell’ex convento domenicano mettendo a disposizione degli alloggi con una sala comune ma senza una mensa. L’apertura della “Casa dello studente” è prevista per il prossimo anno accademico.

L’unica struttura che al momento permette ad uno studente di poter usufruire di un alloggio a costi contenuti è il CEFPAS, sede del corso di Medicina e Chirurgia. L’assegnazione degli alloggi viene fatta stilando una graduatoria che non tiene conto nè del reddito nè del merito, bensì dell’ordine temporale con cui si ricevono le richieste. Vengono messi a disposizione 60 alloggi circa e vengono pubblicate due graduatorie separate per il primo anno di corso e per anni successivi al primo. Gli alloggi prevedono uno spazio comune, stanze fornite di bagno ad uso personale, spese di acqua e luce comprese nel prezzo e due cucine ad uso comune aperte per tre ore, rispettivamente per la pausa pranzo e per i pasti serali.

Nonostante i numeri derivanti dalle statistiche e dalle analisi da noi effettuate sembrano descrivere una carenza strutturale degli alloggi messi a disposizione da parte dell’ERSU, in realtà le graduatorie degli idonei subiscono fortissimi scorrimenti a causa delle successive rinunce dei candidati e, alla fine di queste procedure, quasi la totalità degli studenti effettivamente richiedenti ottiene il diritto ad una stanza al pensionato.

Questa strana scelta di centinaia di studenti è determinata da un dato che è bene tenere presente nell’analisi degli alloggi degli studenti fuori sede: i prezzi degli affitti a Palermo, soprattutto nelle zone limitrofe le sedi universitarie, sono abbastanza bassi. E’ sicuramente per questo motivo che alle centinaia di studenti “costretti” a cercare una casa in affitto perchè non idonei per la stanza al pensionato, se ne aggiungono tanti altri che, pur avendo invece quel diritto, decidono di investire tra i 100 e i 200 euro per potere usufruire di spazi più ampi e indipendenti, a due passi dalle sedi dei corsi.

E’ con questo passaggio che le politiche residenziali degli studenti fuori sede diventano pesantemente importanti in un’ottica cittadina e territoriale. Se da un lato i prezzi in alcuni casi contenuti “risparmiano” agli studenti i gravi problemi presenti in tante realtà del nord Italia, la nostra Città non ha mai messo in pratica delle serie iniziative per integrare gli studenti fuori sede con il tessuto cittadino. Problemi come la microcriminalità, le utenze in degrado sono spesso realtà nei quartieri di residenzialità studentesca e fanno da cornice ad una città che potrebbe di certo sfruttare meglio le migliaia di studenti che ogni giorno ne vivono gli spazi universitari.

E’ anche su queste basi che abbiamo avviato negli ultimi mesi una collaborazione con il SUNIA di Palermo. Il Sindacato Unitario Nazionale degli Inquilini e degli Assegnatari è un’associazione affiliata alla CGIL.

Quest’anno abbiamo lavorato al nuovo portale “ABITARE”, che ci servirà per offrire agli studenti dell’Ateneo di Palermo uno spazio di servizi, informazioni ed elaborazione sul tema della residenzialità studentesca nella in città. Abbiamo infatti caricato in questo portale una serie di informazioni utili a conoscere tutti i offerti agli inquilini attraverso i contratti dedicati agli studenti, convinti che stipulare un contratto e rimanere nella legalità sia un gesto di civiltà che garantisce svariate forme di tutele nei confronti degli inquilini e degli affittuari.

All’interno del portale è stato anche inserito una sezione annunci in cui gli affittuari e gli studenti avranno la possibilità di pubblicare annunci di offerta e richiesta di affitti, consultare gli annunci pubblicati e mettersi in contatto tra loro per stipulare il tuo contratto.

Con il SUNIA però si vuole collaborare anche per condurre un’analisi attenta delle condizioni residenziali degli studenti fuori sede, approdando ad un’interlocuzione con le istituzioni e i soggetti interessati per tracciare la strada di politiche più a misura degli inquilini e di quegli studenti in particolare.

Trasporti

Situazione delicata è quella legata ai servizi di trasporto sia per quanto concerne la qualità del servizio, sia per la sua effettiva esistenza. Nell’ultimo anno si sono registrati nella nostra Regione ingenti cali di prestazioni legate ai trasporti, dettati anche dalle carenti infrastrutture, da una divisione territoriale legata alla spicciola gestione delle reti di viabilità, oltre che da una ricaduta del settore economico. Si registrano dati sconfortanti anche per quanto concerne i servizi di trasporto legati allo spostamento degli studenti fuori sede e pendolari che hanno sempre più necessità di un servizio qualitativamente discreto per sopperire allo spostamento fisico che viene intrapreso.

Sotto questo aspetto l’UDU Palermo da sempre si è battuta e si batte ancora oggi affinché venga garantito un servizio di viabilità idoneo alle esigenze degli studenti. La carenza delle strutture e la mancanza di rete con le autorità competenti in materia di trasporto non permettono la creazione di un pacchetto di offerta adeguato, scoraggiando le famiglie che non vedono provvedimenti concreti da parte delle istituzioni, cosicché oltre che al pagamento delle tasse legate al nostro Ateneo si trovano a dover affrontare una spesa da non sottovalutare per raggiungere i luoghi di studio.

In più, spesso, questo si traduce anche in una mancata erogazione della didattica in occasione di brevi parentesi di lezione tra una festività e l’altra.

Un dato di fatto è rappresentato dal servizio dei trasporti a livello regionale: negli ultimi anni ci siamo impegnati per svolgere in primis un lavoro sondaggistico, che potesse farci capire una volta e per tutte quanto in media le famiglie di studenti fuori sede e pendolari spendono per il servizio di trasporto. I dati che sono emersi sono apparsi molto preoccupanti: annualmente, infatti, in media uno studente fuori sede deve sostenere una spesa pari a 500 euro annui, da sommare alle tasse universitarie. Basta poco per capire che questa politica di gestione dei trasporti non è efficace e soprattutto non va incontro alle famiglie sempre più in difficoltà, legate anche al fatto che nella maggior parte dei casi i richiedenti di borsa di studio che hanno maggiori difficoltà a sostenere il pagamento delle tasse sono proprio gli studenti le cui famiglie sono fuori dal centro urbano di Palermo. La regione Sicilia a differenza delle altre regioni d’Italia è l’unica che ancora non ha prevede convenzioni per la classe studentesca.

La politica dei prezzi applicati ancora oggi non convince e, per questo motivo, questo inverno sarà di reale importanza. Crediamo che a sostegno delle famiglie che hanno reali difficoltà economiche la nostra associazione debba indirizzare il lavoro verso un percorso efficace che comporti un incontro con l’Amministrazione Regionale, l’Assessorato ai Trasporti e le compagnie private che compiono le tratte, così da poter lavorare insieme su convenzioni vantaggiose che non rappresentino più sacrifici insopportabili per le famiglie.

Il Comune di Palermo negli ultimi tempi, invece, ha deciso di investire nel servizio dei trasporti, anche se molto rimane da fare.

All’inizio dell’anno scorso, durante un incontro con l’Assessore alla Mobilità del Comune di Palermo, è stato messo in evidenza il problema della mobilità nei pressi dell’ex facoltà di Giurisprudenza ed è stato chiesto un intervento deciso a riguardo.

La risposta migliore è arrivata sicuramente con l’ampliamento delle aree pedonali del centro storico, con la creazione di diverse piste ciclabili (anche se ancora migliorabili sotto diversi punti di vista), con l’attivazione del servizio tramviario e col potenziamento del servizio di autobus e metro, oltre che la creazione di una Zona a Traffico Limitato (ZTL).

Queste misure sono sicuramente un segnale chiaro, da parte dell’Amministrazione comunale, di voler cambiare l’aspetto e, soprattutto, la cultura di questa città, per cui come UDU Palermo non possiamo che essere contenti.

Tuttavia siamo consapevoli che questo sistema sia ancora migliorabile, per cui ci impegniamo a monitorare le conseguenze che questo avrà sulla popolazione studentesca e ci riproponiamo di continuare ad avere delle interlocuzioni con l’Amministrazione per valutare insieme le possibili soluzioni e i possibili nuovi provvedimenti per rendere la città sempre più a forma di studente.

Poli Decentrati

Le sedi decentrate dell’Università degli Studi di Palermo trovano la loro collocazione presso le  città  di  Agrigento, Trapani, Caltanissetta e Marsala.

Gli studenti delle sedi decentrate ad oggi continuano a pagare la tassa regionale per il diritto allo studio (140 €), senza poter usufruire pienamente dei servizi mensa e alloggio ma ricevendo, laddove non ci siano le strutture adatte, un contributo sostitutivo.

CALTANISSETTA

A Caltanissetta sono presenti da diversi anni i corsi di laurea di Ingegneria Elettrica (presso Palazzo Moncada) ed il corso di Medicina e Chirurgia, con gli  alloggi disponibili per gli studenti afferenti unicamente a questo corso, presso il CEFPAS (Centro per la Formazione Permanente e l’aggiornamento del personale del Servizio Sanitario), una struttura della Regione Siciliana adiacente all’Ospedale della città.

La struttura CEFPAS, ad oggi, mette a disposizione dei padiglioni per lo svolgimento delle lezioni, per le attività di segreteria e per gli alloggi degli studenti. Tuttavia i criteri per l’assegnazione degli alloggi non ci sembrano corretti: i beneficiari degli alloggi, infatti, sono individuati in base ad un ordine di priorità determinato dall’ordine cronologico di accettazione delle raccomandate da parte degli uffici postali.

Il servizio mensa, poiché indipendente dall’università ma offerto dal CEFPAS per qualsiasi ospite, non prevede convenzioni o agevolazioni per gli studenti dei corsi presenti nella sede decentrata, i quali pagano ogni pasto al pari di un qualsiasi lavoratore. Tuttavia l’apertura di un bar privato all’interno del CEFPAS, ha permesso agli studenti (e non solo) un notevole risparmio rispetto ai prezzi offerti dalle convenzioni stipulate dal CEFPAS

La carenza di servizi reiterata nel tempo e la riduzione di mezzi per il collegamento inter e intra cittadino a causa della cattiva manutenzione delle infrastrutture, oltre ai conseguenti ritardi dei docenti per poter raggiungere il capoluogo, determinano un certo scontento degli studenti.

Per questo motivo vogliamo unirci agli studenti nel chiedere momento di incontro tra il Rettore dell’Università degli Studi di Palermo, Fabrizio Micari, il Presidente del Consorzio Giammusso, il Presidente del CEFPAS Lomaglio ed il Sindaco della Città Giovanni Ruvolo, per arrivare ad una risoluzione immediata dei problemi e consentire un normale svolgimento delle lezioni, completando il monte ore richiesto per ogni corso.

Da diversi anni, la sede decentrata di Caltanissetta, inoltre, promette l’attivazione di un Campus Biomedico con l’idea di offrire servizi migliori che permettano allo studente di svolgere maggiori attività pratiche ed entrare nel vivo della professione, ma anche di avere un’offerta formativa più ampia che contempli anche altri corsi di studi inerenti all’ambito quali Farmacia, Biotecnologie, Biologia e Professioni Sanitarie. Oltre al Campus, si parla da diversi anni dell’attivazione della “casa dello studente”, una residenza per studenti universitari ricavata all’interno del complesso domenicano attiguo alla chiesa San Domenico. Tuttavia, nonostante diversi incontri tra gli studenti, il presidente del Consorzio Giammusso ed il presidente dell’Ersu Firenze, la situazione, ad oggi risulta ancora bloccata

Fino ad oggi  l’unica realtà che ha permesso  un approccio più pratico è stato  il SIMHOS, un progetto di simulazione di diverse situazioni/problematiche che possono verificarsi in un reparto di ospedale che prevede la collaborazione di Unipa, del consorzio di Caltanissetta e dell’Hysom, associazione dei rappresentanti del corso di studi fondata dai docenti del polo didattico e che in termini pratici consente di poter svolgere delle attività di tirocinio basilari utilizzando dei simulatori acquistati dai docenti. Tuttavia, di recente inaugurazione, è il CEMEDIS, il centro mediterraneo di simulazione, che ha lo scopo di realizzare programmi interattivi di formazione continua per gli studenti e per gli operatori sanitari,senza rischi per i pazienti.

Nei mesi scorsi è tornata al centro del dibattito pubblico la controversa inaugurazione ad Enna di una sede distaccata della Facoltà di Medicina dell’Università romena Dunarea di Jos di Galati. Il progetto, finanziato dalla Fondazione Proserpina prevede un corso di Medicina e Chirurgia, uno di infermieristica ed uno di Farmacia in lingua rumena. L’apertura della sede,  fortemente voluta dall’ex senatore PD Mirello Crisafulli ha incontrato non poche resistenze da parte del MIUR, il quale dopo aver chiesto l’interruzione delle lezioni,per la non corrispondenza della sede di Enna all’ordinamento italiano, ma solo a quello Romeno e Comunitario, negli ultimi giorni ha disposto il sequestro dei locali concessi dall’Ospedale Umberto I per lo svolgimento delle lezioni, il cui inizio era previsto per il 14 Dicembre 2015.

La  presenza di una sede distaccata di una Università straniera in territorio italiano ha suscitato non poche polemiche soprattutto tra i docenti del polo e tra gli studenti, i quali continuano a chiedere all’Università di Palermo di attenzionare il problema, e temono una riduzione di richieste di iscrizioni all’università pubblica rispetto a quella privata con il conseguente “decesso” delle piccole realtà, quali sono appunto i poli decentrati.

AGRIGENTO

Una frazione non banale dell’intero Ateneo, principalmente dei fuorisede, è rappresentata da studenti provenienti dalla provincia di Agrigento. Il Polo presente nel territorio è stato, per anni, un consistente polo didattico con un’elevata offerta in termini di Corsi di Laurea; tuttavia le gravi condizioni organizzative ed economiche hanno complicato il quieto vivere degli studenti del CUPA.

Una cattiva amministrazione delle risorse e della didattica ha condannato il bilancio del Consorzio Universitario di Agrigento ad un perenne deficit, questo ha alimentato un debito nei confronti dell’amministrazione centrale d’Ateneo che è oggi diventato talmente alto da essere sostanzialmente disconosciuto dall’amministrazione agrigentina.

Ad aggravare questa situazione già drammatica si è aggiunta l’estinzione delle Province regionale per come fino ad ora le avevamo conosciuto. L’abolizione delle Province ha lasciato orfani la maggior parte dei consorzi che hanno perso con la loro estinzione i principali soci e finanziatori delle proprie attività. Nonostante i tentativi di sforzo economico dei comuni limitrofi, non vi è ancora ente territoriale (singolo o associato) capace di risanare l’insolvenza del Consorzio.

È, inoltre, inaccettabile la chiusura di molti corsi di Laurea che hanno determinato un’emorragia di iscritti e in alcuni casi la migrazione verso atenei più vicini (Kore di Enna o UniCT) o, per molti privi di mezzi economici, la completa interruzione del percorso universitario intrapreso.

Rivendichiamo quindi la forte necessità di un’azione di concerto delle forze politiche, istituzionali (comunali e regionali) e dell’ERSU al fine di assicurare la possibilità di rinnovare il Polo dotandolo di mezzi necessari per il sostegno del diritto allo studio come alloggi e mense.

TRAPANI

Ormai da diverso tempo il Polo universitario di Trapani si trova a rischio chiusura. Sono state diverse le generazioni di studenti che nel corso degli anni hanno vissuto nell’ansia e nell’angoscia per il futuro del polo. Negli ultimi tempi però questo rischio si è fatto sempre più concreto. Il Polo universitario di Trapani nasce nel 1991 come seguito di un progetto ancora più ambizioso, quello di dare alla città una libera ed indipendente università, poi però disatteso. L’esistenza del Polo universitario di Trapani è legata a due enti: il Consorzio universitario della Provincia di Trapani, presente seppur sotto altre forme sin dal 1974, e l’Università degli Studi di Palermo. Grazie infatti alla proficua collaborazione tra questi due enti, nel tempo all’interno del polo sono stati attivati numerosi Corsi di Laurea: laurea Magistrale in Giurisprudenza, Scienze giuridiche, Relazioni industriali, Servizio Sociale, Scienze Biologiche, Viticoltura ed Enologia (con sede a Marsala), Infermieristica e Ostetricia. Oggi i corsi di studio attivi, a causa della progressiva diminuzione dei fondi pubblici dedicati all’Università e all’Istruzione in generale, sono soltanto quelli in Giurisprudenza, Scienze Biologiche (soltanto al terzo anno), Viticoltura ed Enologia e Consulente Giuridico d’Impresa, quest’ultimo attivato l’anno scorso. L’attivazione di un nuovo corso certamente rappresenta un importante passo avanti per il rilancio del polo. Attivazione che è arrivata a seguito delle proteste degli studenti trapanesi che nel 2015 si sono mobilitati al grido di “Il polo non si tocca” contro la decisione dell’allora commissario dell’ex provincia, dopo un ping pong tra i commissari precedenti, di recedere dalla partecipazione al Consorzio universitario e di non destinare più i fondi annuali allo stesso per il futuro, dopo aver garantito gli ultimi 500.000 euro come trattamento di fine rapporto. I fondi versati al Consorzio dall’ex provincia, che in passato raggiungevano gli 850.000 euro annui, come quelli versati dai comuni, sono fondamentali per la sopravvivenza dello stesso Consorzio e quindi anche per la sopravvivenza del Polo universitario. Qualche anno prima la sopravvivenza del Consorzio era stata messa a dura prova dall’improvvisa decisione del Comune di Erice di recedere dal Consorzio. Successivamente il calvario con l’abolizione della Provincia e il passaggio verso il Libero Consorzio Comunale.

Risulta quindi necessario che l’ateneo investa nel migliorare la qualità di corsi legati fortemente al tessuto economico territoriale, cercando di creare centri di eccellenza che leghino didattica, ricerca e impresa, come potrebbe essere il corso di Viticoltura ed Enologia a Marsala.

L’importanza dei Poli decentrati nel sistema d’istruzione universitaria in Sicilia non è nemmeno compreso a fondo dalla Regione, la quale, a fronte di un finanziamento complessivo di quasi 9 milioni di euro stanziati per la Tabella H, ha destinato un contributo assolutamente esiguo al Consorzio universitario di Trapani, mentre ha tenuto fuori completamente i Consorzi di Caltanissetta e Agrigento.

L’esistenza di sedi decentrate, tutt’ora considerate realtà di serie B, dovrebbe presupporre l’intento di  valorizzare contesti che presentano potenzialità tali da permettere non solo di ampliare l’offerta formativa, ma anche di potenziare ciò che già è presente, con un occhio di riguardo soprattutto per quei contesti in cui lo studente può approcciarsi in maniera concreta e reale agli obiettivi previsti dal corso di studi scelto.

La potenzialità di piccole realtà, con studenti provenienti molto spesso dalle province vicine, dovrebbe essere uno dei punti chiave nella fase di crescita del nostro ateneo.

Didattica

Il fulcro delle battaglie storiche del Sindacato Studentesco si può certamente rintracciare nella garanzia del diritto allo studio per gli studenti capaci e meritevoli. Nonostante un diritto così fondamentale sia la base per un sistema di formazione universitaria idoneo, ancora sopratutto nella nostra regione continuiamo ad assistere a violazioni palesi di tale diritto che rispecchiano la mancanza di attenzione e il menefreghismo della politica nei confronti di una tema così importante, forse però meno “appetibile” rispetto ad altri in termini di ritorno elettorale.

Siamo alla vigilia di una riforma degli Enti per il Diritto allo Studio che lascia scorgere la possibilità che anche nella nostra Regione si vada nella direzione di unificare i 4 enti attualmente esistenti.

Questo scenario, che si unisce alle equivoche previsioni della riforma del Titolo V in merito alle competenze tra Stato e Regioni in materia di Diritto allo Studio e alla dichiarata volontà del governo nazionale di intervenire su questi temi, richiama la nostra attenzione su questa grande battaglia elementare, ribadendo l’esigenza che le previsioni di riforma siano valutate all’insegna del dialogo del confronto con gli studenti e i loro rappresentanti.

 

Offerta Formativa e Valutazione

Il 2017 sarà il primo anno in cui il sistema di valutazione della didattica universitario sguinzaglierà i propri “esperti valutatori” in giro per gli Atenei a giudicare la qualità del sistema di insegnamento dei Corsi di Laurea, nonchè quella delle strutture e delle risorse previste nell’ambito dell’offerta formativa.

Potrebbe sembrare un traguardo storico per la didattica delle Università italiane. Chi invece conosce dall’interno i meccanismi sa bene che questo rischia di essere l’ennesimo buco nell’acqua di un sistema di assicurazione della qualità degli Atenei italiani che ha prodotto in questi anni ben più burocrazia e vincoli formali che un reale miglioramento e monitoraggio della qualità della didattica.

I criteri di valutazione delle offerte formative risultano infatti eccessivamente imbrigliati in schemi standardizzati e lo sforzo nel cercare di renderli più elastici e rispondenti alle caratteristiche e alle peculiarità dei singoli Atenei e territori è stato pressoché nullo. Come nullo è stato lo sforzo nel cercare di entrare maggiormente nel dettaglio dei metodi di erogazione della didattica, di scrutare a fondo i saperi contenuti negli insegnamenti che compongono i corsi di studio e che spesso, per programmi e numerosità di CFU, rivelano una programmazione che nulla ha di strategico rispetto alle esigenza culturali e lavorative dei percorsi di formazione degli studenti.

Il sistema messo in piedi dall’Anvur, che rimane tutt’oggi non riconosciuto tra gli enti europei per la valutazione del sistema universitario, risponde in senso assoluto ai soli criteri di sostenibilità economica dei corsi e di aderenza alle prerogative del tessuto lavorativo del territorio. La miopia di queste due direttrice è lampante in un Ateneo come Palermo dove da un lato, a causa della carenza di docenti e delle limitazioni sulla numerosità dei corsi imposta dall’Anvur, si rinuncia a far immatricolare migliaia di studenti a causa della scriteriata previsione sulle numerosità massime, dall’altro è incapace di produrre nuovo tessuto lavorativo e di realizzare il lato buono della terza missione, imbrigliata nel rispondere ad un mercato del lavoro in molti settori inesistente e che avrebbe invece bisogno proprio delle eccellenze universitarie per ricominciare a crescere.

A tal proposito è utile ricordare come negli ultimi mesi stia girando tra gli uffici di Anvur e Miur una bozza di riforma del sistema AVA, il complesso di dettami che definisce le modalità di valutazione e accreditamento dei corsi. Non sono ancora state diramate versioni ufficiali ma sembra che il testo si limiti ad una revisione superficiale del sistema, senza rivoluzionare la struttura e i principi generali del vecchio AVA.

Il primo anno di mandato del Rettore Micari ha quest’anno visto delle positive previsioni nella formulazione dell’offerta formativa 2016/2017 sia in termini di corsi di laurea accreditati sia in termini di modalità di accesso agli stessi.

I nuovi corsi attivati, tra cui in particolare Ingegneria Biomedica e Scienze e Tecnologie Agroalimentari, hanno dimostrato buoni risultati in termini di immatricolazioni e sembrare seguire una proficua strategia d’integrazione tra caratteristiche socio-culturali e opportunità lavorative e di sviluppo del territorio.

Sul fronte dell’accesso sono state di certo positive le scelte di abolire il numero programmato in diversi corsi di laurea e di aumentare la numerosità massima in ingresso di alcuni corsi che si sono rivelati particolarmente attrattivi, intenzione quest’ultima rinnovata ulteriormente per l’accesso ai corsi 2017/2018. Apprezzando queste scelte ci preme sottolineare come fossero entrambe parte di un’ampia proposta di riforma dell’accesso che era stata inoltrata dalla nostra associazione all’Ateneo quando la didattica era di competenza del Prof. Vito Ferro e che ha iniziato a trovare parziale attuazione attraverso le politiche di questo nuovo mandato. L’auspicio è quello che si prosegua in questa strada estendendo ulteriormente l’accessibilità ai nostri corsi di studio. Auspichiamo inoltre che il Rettore mantenga la parola data a mezzo stampa sull’abolizione del MAV di partecipazione ai test per i corsi ad accesso libero; siamo convinti infatti che il graduale scardinamento del sistema di numero programmato vada nella direzione di aumentare proporzionalmente gli introito della tassazione studentesca e garantire maggiori possibilità per gli studenti in termini di diritto allo studio.

Esami

Gli esami di profitto sono senza dubbio uno degli elementi di maggiore sensibilità tra le tematiche inerenti il percorso didattico degli studenti. Lo stress di mesi di lezioni e di studio individuale culmina con il crocevia di un esame che nasconde al suo interno caratteri e modalità differenti tra corsi di studio e singoli insegnamenti in particolare.

Il calendario didattico del nostro Ateneo, fino a quest’anno, ha previsto lo svolgimento di due sessioni d’esame di fine semestre (Gennaio-Febbraio e Giugno-Luglio) con tre appelli d’esame per ciascuna materia e di una sessione “autunnale” che a Settembre con due appelli: gli appelli ordinari è stato pari ad otto.  Oltre a questi, sono previsti due appelli “infra-semestrali” di Novembre e Aprile, utili allo svolgimento di prove in itinere ed ulteriori appelli d’esame riservati agli studenti fuori corso.

Il calendario didattico d’Ateneo, oggi, vede un cambiamento rispetto a quello dell’anno accademico scorso. L’amministrazione, infatti, avvertita l’esigenza di riorganizzare le sessioni e gli appelli, nel corso dell’Anno Accademico 2015/2016 ha presentato in Senato Accademico una proposta che vedrà gli studenti privati di un appello durante l’anno: un evidente passo indietro rispetto al precedente sistema.

L’UDU Palermo, tramite una discussione in Consiglio degli Studenti portata avanti anche dai suoi rappresentanti, ha presentato al Senato Accademico la volontà di non accettare nessun passo indietro sugli esami, rimanendo fermi sulla volontà di mantenere il calendario didattico dell’Anno Accademico 2015/2016. L’Amministrazione, preso atto della posizione del Consiglio degli Studenti, ha continuato a insistere sull’abolizione di un appello, accettando però la proposta dell’apertura, a tutti gli studenti, dell’appello di Aprile che, fino all’Anno Accademico precedente, vedeva questa sessione aperta unicamente agli iscritti part-time e gli iscritti fuori corso.

L’implementazione di un calendario didattico unico d’Ateneo è stata un’impresa pionieristica, ottenuta circa due anni fa, che andava a sostituire, in pieno periodo di modifica dello Statuto, la passata gestione della didattica, che risultava affidata ad una pressoché piena discrezionalità delle vecchie Facoltà (con un numero minimo di appelli previsto dal Regolamento didattico d’Ateneo).

Le conseguenze negative di questo processo sono state almeno due.

La confusione nell’attribuzione delle responsabilità relative all’organizzazione della didattica, ha lasciato campo alle divergenze d’opinione di Strutture di raccordo e Dipartimenti che hanno in alcuni casi “legiferato” in maniera sovrapposta e divergente rispetto alla programmazione dei calendari, alimentando confusione e senso di disparità all’interno della platea studentesca.

La battaglia di molti docenti (e in alcuni casi di interi corsi di studio) contro l’aumento del numero di appelli ha riesumato l’applicazione di un vecchio Decreto Regio, risalente ai primi decenni del ‘900, che, descrivendo un sistema universitario radicalmente diverso da quello odierno, prevedeva l’impossibilità per gli studenti, bocciati ad un esame, di partecipare a tutti i successivi appelli della sessione. Questa regola, comunemente denominata “salto d’appello”, ha compromesso negli ultimi anni il percorso didattico di tantissimi studenti, costruendo alla fine un sistema in cui gli appelli effettivamente disponibili non  sono più di quattro. La farlocca applicazione del Decreto ha peraltro subito approssimative mutazioni: la maggior parte dei docenti prevede l’impossibilità di partecipare all’appello successivo a quello in cui si è stati bocciati, altri impongono una limitazione nel numero di appelli che si possano sostenere durante il corso dell’intero anno accademico.

Abbiamo nell’ultimo anno condotto diverse battaglie contro queste illegittime limitazioni nella partecipazione agli appelli e nella predisposizione degli appelli d’esame. Non in tutti i casi siamo riusciti a limitare le derive di singoli docenti o corsi di studio nella gestione degli esami di profitto. Ma siamo riusciti ad ottenere, tramite le nostre continue battaglie, un’attuazione di un calendario didattico d’Ateneo, che non consenta più questa reiterata pratica da parte dei docenti. Ci impegniamo oggi, affinché si riesca a tenere conto delle esigenze didattiche delle singole scuole e dei singoli corsi di studio, lasciando magari una certa forma di autonomia alle singole strutture didattiche ed ai singoli corsi di studio, che riesca ad imporre dei livelli minimi comuni nel sostenimento degli esami da parte degli studenti.

Altra proposta fondamentale riguarda la verbalizzazione delle bocciature degli esami di profitto. Nonostante il sistema di verbalizzazione elettronica degli esami preveda la possibilità di farlo, solo pochi docenti registrano l’eventuale bocciatura di un candidato all’appello d’esame. Questa prassi, dettata probabilmente dalla paura di alcuni studenti del fatto che la bocciatura “marchi” la propria carriera studentesca, pregiudica in maniera irrisolvibile la possibilità dell’Ateneo di effettuare un monitoraggio dei risultati degli esami, soprattutto al fine di mettere in evidenza eventuali prepotenze o cattive abitudini di quei docenti le cui percentuali di bocciature, denotano spesso un cattivo svolgimento degli esami o un eccessivo accanimento nella difficoltà delle prove. Anche in virtù della valutazione della quota premiale dell’FFO relativamente al numero di studenti in corso, risulta fondamentale ripristinare l’obbligatorietà di questo tipo di verbalizzazione al fine di potere dare agli organi di competenza gli strumenti necessari per l’analisi e i successivi interventi.

Abbiamo racchiuso queste rivendicazioni, insieme ad altre, emblematiche delle esigenze che i nostri colleghi riscontrano in sede d’esame, nella campagna “diritti all’esame”, che si è preoccupata di sensibilizzare tutta la popolazione studentesca in merito ai diritti e le pretese che ogni studente può avanzare in questi importanti momenti del percorso accademico, senza la paura di essere penalizzato per questo. Continueremo a svolgere un’attenta attività di monitoraggio, per evitare che in futuro possano verificarsi ancora violazioni dei diritti.

Internazionalizzazione

In dieci anni la percentuale di laureati che, finiti gli studi, sono andati a lavorare all’estero è raddoppiata. Vantare nel curriculum un periodo trascorso attivamente in un’altra realtà economica e culturale apre molte porte ed è molto importante per avere maggiori opportunità di scelta. Per questo molte università oggi offrono la possibilità di ottenere un titolo doppio. Il titolo congiunto o il doppio titolo hanno sempre alle spalle un accordo di collaborazione tra due (o più) università ed un curriculum studiorum integrato che definisce i periodi di studio da svolgere separatamente nei diversi atenei.

I programmi integrati di studio hanno avuto una diffusione molto più recente nelle università europee. L’esperienza europea può essere fatta risalire al piano d’azione e alle misure di incentivazione adottate dalla Comunità Europea nel 1976. La Comunità eroga un aiuto finanziario a “programmi comuni di studio – pcs” (joint study programmes – jsp), il cui obiettivo sia quello di rafforzare la collaborazione tra le università dei diversi paesi, favorendo i contatti e gli accordi diretti e gli scambi di studenti e di docenti. Per poter beneficiare degli aiuti economici previsti gli accordi di cooperazione tra istituti di istruzione superiore devono prevedere la mobilità degli studenti (ovvero la possibilità di seguire parte dei loro corsi in un istituto all’estero), la mobilità dei docenti o l’elaborazione di curricula comuni. Dal 1976 al 1984 la Commissione europea finanzia 409 pcs.

Le università italiane partecipano a 73 progetti, con un peso percentuale pari al 18%. L’Italia per facilitare la piena partecipazione degli atenei modifica nel 1980 la sua normativa interna rendendo così possibili “forme di convenzione fra Università italiane e Università di Paesi stranieri e per programmi integrati di studio degli studenti nonché per esperienze nell’uso di apparati tecnico scientifici di particolare complessità”. I finanziamenti europei e gli stanziamenti nel bilancio statale italiano che accompagnano l’innovazione legislativa stimolano fortemente lo sviluppo della cooperazione universitaria internazionale. Ne è segno evidente la crescita rapida del numero di accordi internazionali firmati dalle università italiane. L’obiettivo che la riforma si pone di dare al sistema universitario italiano una decisa dimensione internazionale e di sviluppare a tale scopo l’esperienza dei titoli congiunti viene alimentato da un piano di sostegno e incentivazione economica.

Nel 2009 oltre il 30% degli atenei italiani offre la possibilità di conseguire il double degree, doppio titolo di riconoscimento sia in Italia che all’estero, in uno o più corsi. Le partnership, in alcuni corsi di laurea, si sono estesi anche al di fuori dell’unione europea, in particolare Stati Uniti, Sud America e Cina. Questo percorso di formazione viene definito come un percorso elitario, richiede il soggiorno di almeno un anno all’estero. Nonostante le spese, le domande sono in continua espansione, specialmente dove il doppio titolo esiste da molti anni, come l’aria tecnica. L’eccessivo costo di questo percorso di formazione porta gli studenti meno facoltosi a ripiegare su un percorso meno dispendioso, come l’Erasmus, che nonostante sia un percorso formativo riconosciuto, a tutti i livelli non ha lo stesso valore.

L’Erasmus è un progetto con cui lo studente, per un periodo di tempo che può variare tra 3, 6, 9 e 10 mesi, può sostenere esami e frequentare lezioni in un’altra università europea, e nell’ultimo periodo anche in università di altri continenti. La differenza tra l’Erasmus e il doppio titolo sta nel fatto che l’Erasmus è un progetto a cui si partecipa tramite bando ed i pochi studenti risultanti vincitori ,tra tutti gli idonei, riceveranno un contributo, nella forma di borse di studio,  che li aiuteranno, anche se in modo parziale, a poter provvedere al proprio mantenimento sgravando parzialmente da tale onere, le tasche della propria famiglia. Il doppio titolo, di contro, non prevede nessun tipo di bando o contributo economico, permettendo a tutti gli studenti interessati di potervi partecipare, ma così impedendo agli studenti che fanno parte di famiglie meno abbienti di poter competere, nel post laurea, con i loro colleghi che hanno pari capacità ma più fondi.

Si propone, come sindacato studentesco, di  aprire a più corsi di laurea appartenenti all’UNIPA; questo d’altronde è uno dei lavori che il nuovo rettore, il Prof. Micari, ha proposto durante i suoi incontri con gli studenti. L’internazionalizzazione dell’università è un settore che oggi più che mai appare meritevole di particolare tutela e potenziamento al fine di rendere gli studenti  della nostra università , già tanto penalizzati dalla attuale gestione dei progetti di scambio , in grado di essere competitivi con gli studenti degli altri atenei , anche nell’ottica dell’immissione nel mercato del lavoro che sempre più richiede un ampliamento di vedute verso realtà extra nazionali.

Il Progetto Erasmus, già presente da anni nel nostro ateneo, nella sua attuazione concretizza ancora pecche non poco rilevanti come, ad esempio: il ritardo nella pubblicazione del bando, il non avere dei professori referenti fissi per le mete (il che porta ad inserire sempre professori diversi, spesso non competenti anche linguisticamente ad intrattenere rapporti con le facoltà straniere) e i ritardi nella stipulazione dei contratti di mobilità e nell’erogazione dei rimborsi agli studenti. Ci vorrebbe più controllo e un’organizzazione migliore con scadenze fisse per la pubblicazione. Come rappresentanti degli studenti, speriamo di aiutare il settore internazionale, essendo aperti ad una collaborazione e ad accompagnare le scelte di pianificazione dei percorsi internazionali da parte dei Dipartimenti e dei Corsi di Studio.

Un altro aspetto che necessita una particolare attenzione riguarda gli studenti stranieri che decidono di trascorrere un periodo di studio presso UNIPA dal momento che più frequentemente vengono lasciati a loro stessi. A tal proposito, la costituzione di un organo che possa indirizzare gli studenti e rispondere alle loro frequenti domande sarebbe capace di migliorare il ruolo del nostro ateneo sulla scena internazionale.

Per quanto concerne, invece, gli studenti che decidono di passare un periodo di studio all’estero, ad essi deve essere garantito di non correre il rischio di rallentare o invalidare il proprio percorso accademico, a causa della mancanza di alcune o tutte le materie del proprio piano di studi presso la struttura ospitante. Tale miglioramento potrà solo incentivare gli studenti ad aderire ai diversi programmi di studio all’estero che vengono annualmente offerti, ma che fino ad ora ricevono un numero abbastanza limitato di adesioni.

Infine, riteniamo che sia centrale e fondamentale la presenza di commissioni, relative al progetto Erasmus, ben strutturate e funzionanti in ciascun corso di studi, in modo tale da consigliare ed aiutare gli studenti interessati.

Post Lauream

La formazione post-lauream è uno strumento utile, in alcuni casi, a completare il proprio percorso di inserimento nel mondo del lavoro e spesso costituisce un naturale proseguimento della carriera studentesca universitaria. È fondamentale investire in questo tipo di formazione al fine di sviluppare nuove figure professionali all’interno della platea dei laureati e di formare risorse umane pronte a contribuire alle attività di ricerca dell’Ateneo e al perseguimento della sua terza missione.

Nell’ambito delle specializzazioni il problema più urgente è sicuramente il ridotto numero di borse di specializzazione rispetto al numero di laureati e nello specifico continua ad essere un problema la riduzione di borse da parte della Regione Sicilia.

Il fenomeno del “numero chiuso” ha determinato negli ultimi tre anni la nascita di corsi di preparazione che prevedono, dietro pagamento,lezioni private per superare il concorso di specializzazione, alla stregua dei corsi di preparazione privati tanto in voga tra gli studenti liceali. La nascita di corsi destinati a laureati è sintomo di un problema ben più grande che si identifica in una mancanza di fiducia nell’Istituzione pubblica e nell’offerta formativa degli Atenei. Non si può sicuramente negare che tutto ciò è figlio di uno scontento e di una certa riserva nel credere che l’Università pubblica sia in grado di formare dei bravi professionisti, soprattutto in un’epoca in cui si ritiene ancor più che nel passato che “se si paga si ottengono risultati di gran lunga migliori”.

Siamo dell’idea che un’Università ad accesso libero o comunque l’abbattimento del numero chiuso debba tenere conto anche di quei percorsi post lauream, evitando il cosiddetto effetto imbuto che si viene a creare con il concorso per le specializzazioni.

Risulta quindi necessario intraprendere azioni di dialogo con gli Ordini Professionali e gli organi di Governo al fine di equiparare gli specializzandi senza alcuna distinzione economica e contrattuale ed orientare tutta la cittadinanza studentesca al lavoro.

Riteniamo quindi opportuno che l’Ateneo instauri un dialogo continuo con le realtà che si occupano di dare servizi, come ad esempio job placement e orientamento in uscita, utili a permettere un più facile accesso al mondo del lavoro da parte dei laureati.

Si rende altresì necessario tentare di risolvere il problema della riduzione del numero di iscritti ai Dottorati di Ricerca in Italia, fenomeno causato principalmente da fattori di ambito economico e lavorativo. Di fatto, nei nostri atenei, il numero di borse disponibili, il cui valore è nettamente inferiore rispetto ai fondi stanziati negli altri Paesi europei, non riesce a coprire la totalità dei dottorandi. È indispensabile al fine di garantire la possibilità di proseguire la propria carriera accademica sul territorio nazionale, proporzionare i livelli di finanziamenti stanziati nel resto d’Europa, garantendo inoltre un’adeguata possibilità di sbocchi lavorativi nel proprio campo.

Tirocini

L’esperienza del tirocinio curriculare (precedente alla laurea) e extracurriculare (successivo alla laurea) dovrebbe rappresentare per lo studente la possibilità di mettere in pratica le proprie conoscenze teoriche e dunque di entrare a pieno titolo nel mondo del lavoro: tutto ciò non avviene in quanto nel primo caso spesso l’esperienza del tirocinante si riduce alla necessità di dover completare le proprie ore al fine di consegnare  il registro della raccolta firme o, nella migliore delle ipotesi, a dover “osservare” ciò che in realtà potrebbe e dovrebbe imparare ad eseguire in prima persona e, per di più, con nessun interesse da parte dell’università nell’assicurarsi che questo periodo possa realmente risultare formativo e non una perdita di tempo.

Nel caso dei tirocini extracurriculari, invece, si assiste nella maggior parte dei casi ad un continuo sfruttamento da parte delle aziende nei confronti del tirocinante, senza nessuna tutela né  tantomeno diritto che dovrebbero accompagnare il neolaureato nel percorso intrapreso e non renderlo vittima delle proprie conoscenze.

Crediamo che si possa migliorare il sistema dei tirocini con un ulteriore e più attento monitoraggio da parte dell’Ateneo al fine di rendere quanto più proficua questa esperienza che dovrebbe porsi a completamento e coronamento del proprio percorso formativo universitario.

Ci impegneremo per tali ragioni, non soltanto affinché vengano messi in pratica i reali obiettivi formativi del tirocinio, ma in più ci assicureremo (percorso già intrapreso all’inizio di quest’anno accademico a scienze politiche) che lo studente sia a conoscenza dei propri diritti e dei propri doveri nel campo all’interno del quale andrà a lavorare. Riteniamo infatti che quest’ultimo punto sia imprescindibile per una buona riuscita di un tirocinio.

In generale, teniamo a sottolineare anche che sotto il profilo dell’applicazione pratica e “professionalizzante” delle proprie conoscenze, l’università pecchi di profonde mancanze e carenze: si limita infatti nella maggior parte dei casi a ” impartire” delle conoscenze senza curarsi del campo applicativo di queste aldilà del ritenere che 150 ore in media di tirocinio possano realmente bastare a “professionalizzare” lo studente nel proprio campo lavorativo, motivo per cui riteniamo che vada riformata la proposta di offerta formativa vigente con una particolare attenzione a questo aspetto troppo spesso trascurato e per nulla secondario, anzi di primaria importanza. Un esempio per poter camminare in questa direzione sarebbe quello di rivedere l’ottica della lezione frontale, mettendo lo studente nella condizione di essere attivo all’interno della propria aula e protagonista delle proprie conoscenze e non permettere che possa trovarsi in uno stato di perenne passività nella necessità di dover incamerare delle nozioni senza però averle potute mettere in pratica.

Rileviamo infine anche la necessità di dover rivedere la presentazione della richiesta dei tirocini a livello amministrativo-burocratico in quanto troppo “ermetico” e poco chiaro nel suo iter  per il susseguirsi di innumerevoli e eccessivi moduli da dover consegnare.

Servizi agli Studenti

Sistema Bibliotecario

La questione inerente la grave carenza di servizi degli orari di apertura delle nostre biblioteche è stata oggetto delle nostre battaglie durante il corso di quest’anno accademico: partendo dal gennaio di quest’anno infatti con la campagna ‘’serate in biblioteca’’, abbiamo richiesto l’apertura serale della biblioteca centrale dell’ex facoltà di ingegneria fino alle 23.30, abbiamo anche accompagnato questa ad una raccolta di più di 1000 firme, ponendo all’attenzione del Rettore la necessità di garantire la presenza di personale al fine di permettere l’apertura delle nostre biblioteche.

A febbraio siamo riusciti a strappare una promessa importante al rettore, che ha annunciato l’avviamento di un ‘’progetto pilota’’ relativo all’apertura di due biblioteche d’ateneo fino alle 22.00: la Biblioteca Centrale di Ingegneria e di Lettere, oltre che l’apertura dell’intero plesso di Giurisprudenza.

Adesso però ci ripromettiamo di curare maggiormente il servizio fornito agli studenti con un numero di impiegati, selezionati tramite apposito bando degli studenti part time, che possano in questo modo garantire il servizio anche durante le ore notturne, in maniera tale da impiegarli in prima persona con relativo guadagno: ciò potrebbe facilitare anche le problematiche relative le discordanze createsi tra i vari impiegati in merito alla distribuzione delle loro ore lavorative. Continuiamo ad ogni modo ad ascoltare le istanze degli studenti in questa direzione e nell’augurio che il diritto allo studio e il tempo ad esso dedicato sia tutelato.

Cittadella Universitaria e Parcheggio a Pagamento

L’annosa vicenda del “parcheggio a pagamento” all’interno di Viale delle Scienze sembrava all’inizio dell’anno accademico 2016/2017 destinata ad avere il triste epilogo che tutti quanti scongiuravamo. I lavori e le infrastrutture che avrebbero consentito lo svolgimento del servizio sono installati ormai da mesi eppure alla vigilia delle vacanze di Natale il servizio non è ancora stato attivato nè è stata promossa alcuna campagna di vendita degli abbonamenti o dei biglietti.

Dopo l’accelerazione nelle interlocuzioni tra l’ATI e il Rettorato avvenute alla fine dello scorso anno accademico si era assistito ad un proporzionale avanzamento nei lavori all’interno della Cittadella, che hanno portato di fatto al completamento degli stessi a ridosso dell’inizio del nuovo anno accademico.

In quella fase il rettorato ha annunciato l’intenzione di avviare interlocuzioni con le rappresentanze e le associazioni studentesche. Alla prima riunione è trapelata da parte dell’Ateneo un’insana esigenza di concentrarsi su aspetti migliorativi in termini di servizi accessori erogati da parte dell’azienda piuttosto che sulla negoziazione del numero di abbonamenti o della previsione di stalli gratuiti. A conclusione della riunione ci è stato poi comunicato che nessun rappresentante degli studenti avrebbe preso parte alle riunioni tra l’Ateneo e l’azienda e che, nonostante ciò, saremmo stati aggiornati passo passo delle stesse. A quella, non seguirono più altre convocazioni da parte dei delegati del Rettore se non dopo un documento al riguardo presentato dal Consiglio degli Studenti.

Nel periodo successivo le mobilitazioni contro il cosiddetto Uniparking si sono intiepidite. L’unico sussulto, importante se pur estemporaneo, per riaccendere l’attenzione sulla vicenda è stato dato attraverso l’istituzione di un comitato contro il parcheggio a pagamento denominato NOUniparking. Il comitato, promosso attraverso un sito internet dedicato, invitava le diverse componenti della popolazione accademica ad aderire per non perdere l’attenzione su una vicenda che rischiava e rischia realmente di compromettere la vivibilità del principale spazio della nostra Università. L’intento, che la nostra associazione ha sposato sottoscrivendo la propria adesione al comitato, era quello di astenersi dalle battaglie di parte in cerca di tornaconti altrettanto singoli per fare di questa una battaglia congiunta e quindi più forte. Il fulcro della richiesta verteva sulla garanzia di abbonamenti illimitati per studenti, docenti e personale tecnico; previsione differente da quella attualmente proposta dall’azienda. Non tutti i soggetti associativi hanno però risposto alla chiamata e, nonostante un cospicuo numero di singole adesioni durante le prime settimane e un buon risultato mediatico nel veicolare il proprio manifesto, NOUniparking ha subito l’assenza partecipativa che caratterizza il periodo estivo.

Il silenzio post-estivo ha spiazzato poi le intenzioni del comitato che era pronto a far valere le proprie ragioni in merito alla numerosità degli abbonamenti e che si è invece trovato in un contesto in cui la definitiva proposta di attivazione da parte dell’Ateneo non arrivava.

Da quei primi mesi invece assistiamo ad un silenzio piatto che non possiamo che accogliere con piacere pur non comprendendone a fondo le ragioni. La speranza, già da noi coltivata durante le discussioni sulla tematica, è quella che ci si sia fermati fino in fondo a valutare le svariate implicazioni che l’attivazione del servizio comporterebbe non solo per l’Ateneo ma per l’intera viabilità cittadina e che si sia fatto leva maggiormente sugli spazi di agibilità e le poche garanzie concesse all’Università nell’ambito della convenzione e della normativa.

La difesa della cittadella da forme di privatizzazione è la condizione necessaria per continuare a perseguire una vasta serie di obbiettivi su cui la nostra associazione fa da tempo elaborazione.

Le condizioni degli spazi interni a Viale delle Scienze risultano infatti in alcuni casi lontane da standard di accettabilità, più che di qualità. A partire dalle condizioni igienico sanitarie di alcuni locali come di alcune parti degli spazi esterni, passando per la persistenza di barriere e vincoli architettonici che impediscono la piena fruibilità degli spazi da parte dei disabili, sono tante le buon cose che si potrebbero fare per rendere la nostra cittadella maggiormente vivibile e a misura di studente.

A tal proposito ci preme fare un riferimento al nuovo bando per il finanziamento delle attività studentesche che prevede al suo interno una quota di fondi destinati alla riqualificazione di alcuni spazi. Se è apprezzabile in questa direzione l’obbiettivo generale, ci preme sottolineare come i fondi per tale tipo di riqualificazione non necessariamente sarebbero dovuti pervenire da questa voce di bilancio, sottraendo finanziamento alle attività studentesche in un contesto in cui si potrebbe razionalizzare in più settori. Inoltre riteniamo che si sarebbero dovuti promuovere i progetti di riqualificazione in maniera slegata dal bando per il finanziamento delle attività delle associazioni, garantendo al contempo la partecipazione di tutti gli studenti e alleggerendo un proposito così importante dal pesante contesto del bando ex 429.

La nostra intenzione è comunque quella di valorizzare attraverso la nostra partecipazione al bando le intenzioni di questo progetto, cercando di impegnarci per promuovere progetti quanto più rispondenti a criteri di qualità e di reale corrispondenza alle esigenze degli studenti e al loro arricchimento culturale e sociale.

Sistema d’Accesso

Numero Programmato Nazionale

Allo stato attuale l’accesso all’università in Italia è basato su due sistemi coesistenti: il sistema d’accesso a numero chiuso nazionale, introdotto con la legge n. 264/1999, che disciplina l’accesso ai corsi di laurea in Medicina e Chirurgia ed Odontoiatria, Medicina Veterinaria, Architettura ed Ingegneria Edile, Professioni Sanitarie e Scienze della Formazione Primaria- A questo si affianca il sistema ad accesso programmato a livello locale, previsto per il resto dei corsi di studio dell’Ateneo di Palermo. La legittimazione di tali barriere all’accesso   locale, seppur in maniera molto approssimativa, trova giustificazione nella stessa legge 264, precisamente all’art. 2, in cui il legislatore ha indicato la possibilità di prevedere dei limiti all’accesso in tutti quei corsi di laurea “per i quali l’ordinamento didattico preveda l’utilizzazione di laboratori ad alta specializzazione, di sistemi informatici e tecnologici o comunque di posti di studio personalizzati”; il contenuto dell’art. 2 della legge 264, dunque, dà una definizione talmente vaga che di fatto ha lasciato una certa discrezionalità ai rettori di volta in volta di inserire il limite d’accesso anche per quei corsi di laurea che in alcun modo rispondono alle indicazioni del legislatore.

La scelta dell’apposizione di barriere all’accesso a livello nazionale è stata da sempre giustificata come l’unico strumento in grado di far fronte alle direttive dell’Unione Europea, consistenti nella richiesta, ai Paesi membri, di un’armonizzazione dei corsi di laurea indicati, specie per i corsi di Medicina e Chirurgia ed Odontoiatria, al fine di garantire un’alta qualità della formazione degli iscritti ai suddetti corsi, indistintamente dal Paese di formazione dello studente. Tale richiesta mira a dare la possibilità ai neo laureati di potere esercitare la propria professione anche fuori dal Paese d’origine, sempre all’interno dei confini dell’Unione Europea, nel rispetto del principio della libera circolazione dei cittadini europei.  

Il limite all’accesso al corso di Medicina e Chirurgia si è innestato  su una preesistente concezione culturale la quale vede nella professione medica un  alto livello di desiderabilità e rilevanza culturale, oltre che un’occupazione sicura e fruttuosa che ha avuto come conseguenza immediata una maggiore attrattività del corso specifico. Gli ultimi due anni del corso di Medicina e Chirurgia, sono stati caratterizzati, a causa di irregolarità oggettive durante lo svolgimento dei test, da una serie di ricorsi che hanno avuto come conseguenza una iscrizione in sovrannumero di studenti nei corsi di Medicina e Chirurgia, Odontoiatria e Formazione Primaria. L’ateneo di Palermo ha ammesso al primo anno del corso di studi di Medicina dell’A.A. 2014/2015, in seguito ad una sentenza emessa dal Tar, circa 500 studenti rispetto ai  già 400 previsti dal bando emanato, i quali sono stati suddivisi in ben 5 canali prevedendo così l’adozione di misure di emergenza. L’esubero di studenti ammessi con riserva ha messo a dura prova le risorse, sia in termini di strutture che in termini di risorse umane, del nostro ateneo il quale, in un primo momento, ha dovuto ovviare con una serie di immatricolazioni dislocate tra dicembre e marzo, ed in seguito ha dovuto sopperire con l’attivazione di cicli di lezioni “in ritardo”, rispetto a chi aveva già iniziato l’anno accademico a fine ottobre, in modo da poter garantire a ciascuno studente iscritto il diritto allo studio. Il che ha determinato difficoltà nella gestione degli esami e ha determinato persino una riduzione di appelli rispetto al numero minimo stabilito dal regolamento didattico d’Ateneo. Purtroppo la carenza di aule abbastanza capienti ha determinato l’adozione di metodiche quali le lezioni in videoconferenza tra più aule e con un singolo docente presente in aula, a discapito della qualità della didattica ma anche del rapporto docente-studente, creando non poche difficoltà durante lo svolgimento delle lezioni. In una nostra passata elaborazione contro il numero chiuso abbiamo più volte ribadito come il numero di docenti disponibili in ateneo per le discipline dei vari settori scientifici, ma non specifici per l’ambito medico, fosse adeguato, rispetto al numero di studenti cui destinare le lezioni di primo anno. Se tale ragionamento è vero per la Chimica, piuttosto che per la Fisica o l’informatica, non si può estendere lo stesso discorso agli ambiti medici e clinici dove invece il corpo docenti sicuramente è molto più esiguo. L’ultimo anno in particolare ha messo in evidenza la carenza di docenti Ordinari o Associati per varie cattedre peculiari di indirizzo quali Istologia, Anatomia, Biochimica e Fisiologia principalmente, a causa dei rigidi criteri per poter intraprendere la carriera di docente universitario, nonostante l’elevato numero di laureati nei vari settori disciplinari. Benchè siano stati banditi diversi contratti a tempo determinato, tramite gazzetta ufficiale, che non hanno avuto alcun partecipante, e nonostante l’impiego di ricercatori sottratti dal loro campo per sopperire alle mancanze di docenti (malgrado la poca o nulla esperienza di molti nel relazionarsi con un pubblico di studenti), il corso di Studi di Medicina è riuscito a gestire con non poche difficoltà l’emorragia di studenti ammessi negli ultimi due anni, inaugurando anche con esagerato ritardo rispetto alle esigenze, un’aula più capiente dedicata agli studenti di Medicina e sicuramente non senza qualche polemica da parte nostra e degli studenti usufruenti. Quest’anno, in via per così dire preventiva in vista di eventuali altri ricorsi, si è avuto un effetto di ulteriore chiusura da parte del Ministero e da parte dei singoli atenei con una ulteriore diminuzione dei posti disponibili nella sede di Palermo, la quale ha dichiarato un totale di 300 posti, 100 dei quali riservati al polo di Caltanissetta.

Sicuramente un ateneo in sofferenza come il nostro, soprattutto con un Policlinico universitario in piena ristrutturazione che priva i corsi della Scuola di Medicina e Chirurgia di aule e reparti per i tirocini, auspicherebbe da parte del Ministero un investimento di risorse volte sia a rinnovare e ampliare gli spazi disponibili, sia a rimpinguare il corpo docenti che a lungo andare diventerà la prima causa di chiusura di diversi corsi, considerando soprattutto l’età avanzata della maggior parte dei docenti Ordinari delle discipline dei settori medico-scientifici. Il concatenarsi di eventi che si è scatenato, con un effetto domino, in seguito ai due anni di ricorsi, non è che la punta dell’iceberg in un sistema in cui mancano gli investimenti e mancano gli incentivi per poter sostenere un Ateneo grande come il nostro e che, in base agli ultimi dati, continua ad essere il fanalino di coda in termini di qualità e garante di servizi per il diritto allo studio.

Diversa è la situazione per gli altri corsi di laurea a numero chiuso su scala nazionale quali Architettura e Scienze della Formazione  Primaria, i quali, nonostante sia previsto il limite all’accesso su base nazionale, ogni anno accolgono un numero di studenti il cui numero si rivela di poco superiore al numero di posti banditi dalle università. Proprio nell’A.A. 2015/2016, il numero di studenti iscritti al corso di Architettura nell’Ateneo di Palermo è risultato addirittura inferiore rispetto al numero dichiarato sul bando d’accesso,  ragion per cui riteniamo sia a dir poco inutile mantenere un limite all’accesso per questo specifico corso. La vera natura del meccanismo del numero chiuso, non è altro se non una necessità puramente ordinistica ed economica per mantenere artificiosamente basso il numero di laureati in queste discipline,e mantenere così il controllo su una buona fetta del mercato del lavoro, ingente e superiore, a detta degli ordini delle professioni e rispetto a quanto accade negli altri sistemi ordinistici.

Numero Programmato Locale

La programmazione degli accessi al livello locale ha poi trovato, nel nostro Ateneo, piena attuazione su tutta l’offerta formativa. Ormai da più di cinque anni tutti i corsi di laurea triennale prevedono un test d’accesso per le aspiranti matricole. Negli ultimi anni la nostra Associazione si è resa protagonista in un attento lavoro di analisi e proposta rispetto al sistema d’accesso, con particolare riferimento alla macchina dei test d’accesso.

Se in questa direzione un ottimo passo avanti è stato costituito dall’accorpamento dei test d’ingresso per area disciplinare (prima era necessario pagare un MAV di 50€ per ogni test d’ingresso), con la promessa del Rettore di accorparli per Scuola l’anno prossimo; il sistema d’accesso ai corsi triennali di UNIPA continua a soffrire per le farraginose procedure amministrative che a questo si accompagnano (gli scorrimenti sulle graduatorie d’accesso vanno avanti fino alla fine dell’inverno non consentendo all’Ateneo di valutare in maniera definitiva i dati sulle iscrizioni) e sono ancora diversi i corsi in cui, a fronte dello svolgimento del test d’ingresso, il numero di partecipanti non riesce nemmeno ad eguagliare quello dei posti messi a bando.

Se da un lato è senz’altro possibile ripensare le procedure amministrative nella direzione di garantire maggiore efficienza e trasparenza sullo scorrimento delle graduatorie, sulla programmazione degli accessi l’Università di Palermo si trova schiacciata tra previsioni normative nazionali apertamente in contrasto. La legge 264 del 1999 prevede la possibilità di programmare gli accessi (per i corsi non programmati al livello nazionale) solo per quei corsi in cui ci siano conclamate esigenze di limitazione dei posti derivanti da tirocini presso enti terzi o laboratori ad alta specializzazione. Secondo questa previsione non dovrebbe essere possibile la programmazione degli accessi su quei corsi che, non prevedendo laboratori ad alta specializzazione, contengono tirocini non professionalizzanti o comunque con crediti “intercambiabili” o da svolgersi presso qualsiasi azienda convenzionata con UNIPA. Dall’altro lato le disposizioni in materia di qualità della didattica e accreditamento dei corsi dell’offerta formativa prevedono limitazioni molto restrittive rispetto al rapporto massimo tra “cattedre” del corso e numero di studenti che a questo possono iscriversi. La conseguenza immediata dello sforamento di tale soglia sarebbe il mancato accreditamento del corso da parte dell’Anvur con conseguente disattivazione dello stesso.

E’ chiaro come questa sia l’ennesima strada senza uscita che il totale menefreghismo della politica rispetto alle questioni universitarie ha prodotto negli ultimi anni. Da un lato si sotto-finanzia il sistema non consentendo agli Atenei (e a quelli del Sud in particolare) di potere programmare il proprio reclutamento in maniera congruo rispetto alle richieste degli studenti e all’offerta formativa, dall’altro si impostano approssimative previsioni in tema di qualità della didattica (ricordiamo che l’Anvur non ha ricevuto l’accreditamento tra gli enti di valutazione europei) che costringono gli Atenei ad una programmazione scellerata degli accessi.

Il numero chiuso pesa anche sugli studenti che decidono di intraprendere un percorso vicino didatticamente a quello medico. Chiaro è infatti che la stragrande maggioranza dei candidati ai test di Medicina e Chirurgia ripieghi, in caso di esito negativo, in corsi inerenti le scienze della vita, Biotecnologie e Scienze Biologiche in primis. Questo fenomeno aggrava ancor di più il limite all’accesso al sapere, poiché spesso questi corsi si trovano pieni di studenti che sognano qualcosa di diverso e che tolgono la possibilità a chi realmente è interessato a questi ambiti. Ciò produce un effetto a cascata in più corsi, via via più “distanti” dalla medicina, con aule a volte semivuote e con una buona parte di studenti insoddisfatti della propria situazione, producendo un abbassamento della qualità della didattica.

A partire dal mese di maggio del 2015, come effetto conseguente al nostro confronto tramite gli organi superiori ed i rappresentanti con il Rettore, si è assistito ad una apertura dei corsi delle ormai ex facoltà di economia ed ingegneria con un test preliminare (senza numero programmato) con una soglia minima di punteggio superata la quale tutti coloro i quali risultavano idonei potevano presentare una istanza di pre-immatricolazione evitando quindi di sottoporsi a test dello stesso ambito durante il successivo mese di settembre.

La consistente riduzione di iscritti presso il nostro ateneo, e le continue pressioni da parte del sindacato studentesco, hanno portato ad un cambio di direzione per molti corsi di laurea afferenti alle varie scuole (eccetto che per i corsi della Scuola di Medicina e Chirurgia), con conseguente risposta positiva da parte dei candidati ai test.

Oltre alle lauree triennali sono stati aperti anche corsi delle lauree magistrali, dando quindi la possibilità a chi aveva già completato il primo ciclo di studi, di proseguire senza selezioni preliminari basate su un quiz a risposta multipla ma basandosi su criteri quali esami, valutazione del curriculum e colloquio.

Altro fenomeno, già noto da qualche anno ad unipa, è stata la manifestazione di interesse (ormai “istanza al rettore”) attraverso cui l’ateneo mette a bando i posti rimasti vacanti in seguito ai tre scorrimenti previsti per ogni corso, concedendo la possibilità anche a chi non ha provato a cimentarsi con un test, e quindi senza il pagamento di un Mav, di accedere ad un corso di laurea sia a numero programmato che ad accesso libero.

L’istanza di manifestazione d’interesse che fino all’anno scorso prevedeva un’unica opzione di scelta, quest’anno ha permesso di poter indicare ben due opzioni: una per un corso a numero programmato ed una per un corso ad accesso libero. La graduatoria, da bando, viene stilata tenendo conto di tre criteri principali i quali danno priorità in primis a chi ha fatto il test per quel corso, in secondo luogo per chi ha fatto un qualsiasi altro test d’accesso e infine il terzo criterio permette a chi non ha partecipato ad alcun test di inserirsi in graduatoria con la sola valutazione del voto di maturità. La scelta meritocratica (e politica) adottata  dall’ateneo ha sicuramente creato dei vantaggi sia per coloro i quali si sono visti esclusi dalle graduatorie dei corsi ancora ad accesso limitato, sia per chi invece ha considerato una eventuale carriera universitaria all’ultimo secondo.

Nonostante l’università di Palermo sembri aver recepito la necessità di rivalutare la propria offerta formativa e le modalità di accesso ai corsi di laurea, il nostro impegno continuerà nella direzione di migliorare quanto più possibile il sistema d’accesso al livello locale, consapevoli che quello dei test e delle immatricolazione è un momento cruciale per l’immagine e l’impressione che i nuovi studenti hanno della nostra Università e della sua macchina organizzativa.

Non abbiamo d’altro canto intenzione di rinunciare alla nostra battaglia contro un Ministero che legifera in maniera approssimativa e con stratificazioni dannose per il funzionamento degli Atenei. Anche grazie alla nostra realtà nazionale ci impegneremo per una regolamentazione più seria della normativa in materia di programmazione degli accessi e di valutazione della didattica.

Rappresentanza e Mutualismo

Organi Collegiali

L’Udu Palermo – Unione degli Universitari fin dalle sue origini ha deciso di orientare l’associazione studentesca attorno al concetto di Sindacato, facendo del lavoro di rappresentanza uno dei suoi punti cardine. Crediamo infatti fortemente che per portare avanti le vertenze degli studenti, così da poter tutelare a tutti gli effetti il diritto allo studio e ai servizi, sia necessario essere presenti politicamente – e non solo fisicamente – all’interno degli organi collegiali dell’Università, partendo dal presupposto che la problematica di un singolo studente sia problematica dell’intero corpo studentesco. Ciò ci risulta possibile grazie alla democratica elezione dei rappresentanti nei singoli organi collegiali, pratica consolidata nella storia locale della nostra Associazione.

E’ sempre stata priorità del nostro Sindacato porsi a detentore delle istanze studentesche in tutte le sue forme, la rappresentanza infatti si pone come strumento tramite il quale si accompagna lo studente nel proprio percorso accademico/formativo. Consapevoli della necessità di fare politica nel senso più alto del termine, sempre vigili e attenti alla nostra attualità politica, infatti, non perdiamo mai l’occasione di esprimere e di mettere in pratica tramite i nostri organi di rappresentanza le nostre posizioni.

Riteniamo che il concetto di rappresentanza non riguardi esclusivamente i consiglieri che si ritrovano nei vari organi ad essere portavoce dei propri studenti, ma significhi anche che ciascun membro della nostra base possa rappresentare un punto di riferimento all’interno dell’aula nella quale si ritrova: il senso di responsabilità, ovvero la necessità di rispondere alle evenienze e mancanze del mondo universitario, infatti è sempre stata la priorità del sindacato.

Riteniamo infine che sia necessaria una previa formazione che possa facilitare il lavoro svolto nei vari organi e che la rappresentanza non costituisca soltanto un modo di fare, ma anche un modo di essere: la relazione con i colleghi e la capacità di individuare e riconoscere le problematiche e di legittimarsi come punto di riferimento caratterizza il lavoro del nostro sindacato sempre in prima linea nel portare avanti le istanze degli studenti.

La rappresentanza all’interno degli organi ci permette di porci come promotori di un’università migliore, camminando verso una strutturazione di questa che superi il concetto di completa sottomissione dello studente attraverso il continuo confronto Corpo Studentesco – Corpo Docente.

La realtà che ci si presenta davanti individua un percorso ancora lungo e spinge l’Udu Palermo ancora una volta a rinnovare l’impegno di Sindacato Studentesco, convinti che l’azione di rappresentanza sia il modello giusto da seguire per costruire insieme agli altri soggetti accademici una Università inclusiva, che non sia la vita di pochi e il sogno di molti.

Crediamo che lo studente debba essere rappresentato e tutelato in tutti gli organi collegiali, a partire dai singoli Corsi di Studio, dov’è radicata la quotidianità di ogni singolo studente che ha scelto, immatricolandosi, il proprio percorso di formazione. Ciò può avvenire solo dopo una presenza costante nelle varie sedi in cui svolge la vita universitaria, caratterizzata da un lungo e duro lavoro che ponga i membri dei nostri coordinamenti come punti di riferimento per i propri colleghi.

Tra i differenti organi collegiali intendiamo porre l’attenzione sul Consiglio degli Studenti, in quanto organo propositivo che si interfaccia direttamente con il Rettore e unico organo composto esclusivamente dagli studenti.

Il nostro impegno sarà quello di proporre una riforma di questo organo, che al momento non possiede reale voce in capitolo nelle discussioni d’Ateneo, in quanto tenuto a fornire dei pareri non vincolanti e non sempre obbligatori. Spesso infatti i consiglieri appartenenti a questo organo spendono ore ed ore a confrontarsi sulle problematiche che interessano l’ateneo, non ottenendo considerazione alcuna da parte degli organi superiori, quali Consiglio d’Amministrazione e Senato Accademico. Per questo motivo, anche grazie alle esperienze dei nostri rappresentanti, ci impegniamo a formulare una proposta concreta che possa dare quindi agli studenti un peso maggiore nelle decisioni dell’Ateneo.

Dipartimenti

Dagli ultimi anni ad oggi l’Ateneo di Palermo ha affrontato un processo evolutivo rilevante: con la Riforma Gelmini anche l’Ateneo palermitano si è dovuto attenere ad un’organizzazione interna in certi casi più complessa e non funzionale, dovendo incentrare le attività di formazione non più in una logica di Facoltà ma di Strutture, anche dette “Scuole”.  I Dipartimenti in molti casi in questa organizzazione hanno avuto la funzione di veri e propri consigli di facoltà diventando organo decisionale della didattica e della gestione delle ex Facoltà molto spesso scavalcando la competenza delle scuole di appartenenza.

In particolare, nei casi in cui non c’è una corrispondenza univoca tra le vecchie Facoltà e i nuovi raggruppamenti delle Scuole (come ad esempio per i Corsi di Economia e quelli di Scienze Politiche) l’organizzazione della Didattica ha subito non pochi problemi di competenza e di peso tra le varie strutture che a questa competono. Il nostro Statuto affida infatti in maniera pressoché analoga il ruolo di gestione e coordinamento della Didattica ai Dipartimenti e alle Strutture di Raccordo. Questa dicotomia, spesso superata nella pratica da buon senso e da un indirizzo che affidava al Dipartimento le competenze didattiche relative al corpo docente e alla programmazione dell’offerta e alle Strutture l’organizzazione dei calendari e della “logistica” che sta dietro allo svolgimento delle attività didattica, ha in alcuni casi creato difficoltà e imbarazzo non indifferente che sono, come purtroppo capita troppo spesso, ricadute unicamente sulle carriere e sul percorso didattico degli studenti.

Un ulteriore problema si potrebbe verificare in fase di assegnazione degli spazi che sono di competenza del Dipartimento: il “Regolamento per la concessione degli spazi agli studenti e alle associazioni studentesche”, infatti, prevede tra i criteri anche “una rappresentanza dell’Associazione eletta nei consigli di corso di studio afferenti per la durata specifica del mandato nel caso degli spazi e/o locali di pertinenza dei Dipartimenti”.  

Crediamo pertanto che all’interno di un’Università in continua evoluzione, dal punto di vista sociale e da un punto di vista organizzativo, sia necessario muoversi verso una rappresentanza studentesca presente e propositiva all’interno di tutti gli organi decisionali. Sarà nostro compito quindi avviare una campagna politica per ottenere la presenza di rappresentanti degli studenti anche all’interno dei Dipartimenti, nei quali ad oggi è assolutamente assente.

Questa proposta – peraltro presente nel programma elettorale del nuovo Rettore – crediamo possa porre fine alle questioni di competenza tra Scuole e Dipartimenti in materia di Didattica e assegnazione di spazi o, almeno, dare la possibilità alle rappresentanze studentesche di far valere le proprie ragioni in materia di organizzazione delle lezioni e degli esami, a prescindere da quale sia l’organo che se ne occupi.

Mutualismo

E’ necessario prima di analizzare il ruolo che riveste il mutualismo nella nostra organizzazione, provare a definire in maniera chiara tale pratica, troppo spesso oggetto di generalizzazioni fuorvianti.

Con “mutualismo” intendiamo una serie di pratiche, iniziative e servizi offerti gratuitamente agli studenti da parte di altri studenti in un’ottica solidaristica e come strumento politico.

Crediamo che in un momento storico in cui la politica fatica a dare risposte, il sindacato studentesco debba impegnarsi per colmare la distanza tra rappresentanti e rappresentati in primis dando un riscontro concreto alle esigenze degli studenti. La frammentazione dei bisogni della nostra base di rappresentanza, infatti, impone una riflessione sulla riorganizzazione degli stessi, troppo spesso inquadrati in ampie rivendicazioni, poco comprensibili per la nostra base di rappresentanza.

Fare mutualismo per noi non può significare rispondere a mere esigenze pratiche e contingenti in ottica assistenzialista, sostituendoci all’apparato burocratico dell’ateneo, ma deve inquadrarsi in una visione sindacale, aggregativa e di rappresentanza, che parli  agli studenti e ci ponga come punto di riferimento nelle aule e che punti a fornire strumenti ai nostri colleghi e non una fredda risposta burocratica.

Deve essere centrale inoltre il taglio rivendicativo dato alla nostra azione mutualistica.

Pensiamo infatti che il nostro sopperire ad una mancanza istituzionale rappresenti una visione patologica della società, che si auto-organizza a fronte di una dimensione pubblica poco efficace se non del tutto assente. In una visione utopistica speriamo in un’università in cui il mutualismo non debba essere necessario, sopperendo l’ateneo stesso ad ogni singola esigenza dello studente. Continueremo quindi, mentre rispondiamo alle esigenze concrete dei nostri colleghi, a combattere le nostre battaglie per un’università veramente aperta a tutti ed efficace nei suoi intenti.

Immaginiamo tuttavia, in un contesto in cui le esigenze crescono e trovano sempre meno risposte, che le buone pratiche mutualistiche debbano fare parte di ogni buon collega come di ogni buon cittadino. Riteniamo pertanto giusto diffondere una cultura mutualistica tra i nostri tesserati, che  avrà d’altronde l’intento di innescare processi di collaborazione e cooperazione tra gli studenti, utili a far progredire il giusto contesto per un percorso accademico completo e che valorizzi il ruolo sociale degli studenti.

Emblematico della visione che abbiamo in tal senso è l’investimento sull’accoglienza matricole, momento in  cui oltre a rispondere alle specifiche esigenze degli studenti di primo anno, proviamo a sintetizzare e trasmettere le nostre rivendicazioni locali e nazionali, ponendoci come corpo intermedio di rappresentanza sociale.

Siamo consapevoli infine, che rispondere alle quotidiane esigenze dei nostri colleghi non possa che partire da un’adeguata formazione interna che parta dalla conoscenza del funzionamento del nostro ateneo (tramite regolamenti e delibere) e che arrivi alla conoscenza e trasmissione generazionale delle pratiche virtuose, scoperte e consolidate negli anni.

Tematiche Sociali

Disabilità, Barriere e Diritti

In una Palermo che si appresta a diventare sempre più città di apertura, inclusione e tra le prime candidate a “Capitale italiana della Cultura 2018”, una riflessione bisogna fare anche sul suo essere effettivamente a misura di tutti. Troppe sono infatti, le barriere non solo architettoniche, ma anche culturali difficili da abbattere.

Il quadro della città appare caratterizzato da marciapiedi troppo stretti, autobus cittadini sfreccianti e non curanti di persone con un qualche tipo di disabilità, semafori privi dei segnali acustici che permetterebbero i non vedenti di attraversare al momento giusto, uffici pubblici non sempre con le giuste strumentazioni per accogliere persone in carrozzina.

Durante il corso di quest’anno accademico i tagli al servizio al trasporto, le ore ridotte di assistenza per poter frequentare le lezioni e per il tutorato hanno provocato proteste da parte degli studenti diversamente abili dell’Università di Palermo. Sono stati esclusi, infatti, gli universitari della provincia e ridotti i servizi per gli studenti fuori corso. Il rettore motiva la riduzione dei sopradetti servizi a causa del fatto che i finanziamenti disposti dalla Regione sono stati ridotti e ha promesso un impegno per recuperare fondi tagliati su altri titoli di spesa in maniera tale da trasferire somme per sostenere il trasporto. A distanza di mesi non c’è stato nessun cambiamento e riteniamo che lo studente non sia tutelato nella sua diversità e che non debba sentirsi in difetto rispetto agli altri coetanei. Motivo per cui una delle nostre priorità sarà attenzionare la situazione e tutelare chi non ha la possibilità di farlo per se stesso.

La stessa noncuranza si può ritrovare nel mondo universitario. Presso l’Università degli Studi di Palermo esiste l’Unità Operativa Abilità Diverse (ex Cud), che secondo quanto previsto dalla legge 104 del 1992 – integrata dalla legge 17 del 1999 –  dovrebbe fornire allo studente richiedente, “interventi che riguardano il servizio di tutoring, di assistenza alla persona, la dotazione di attrezzature tecniche e sussidi didattici specifici, il servizio di trasporto ed accompagnamento ed un servizio per studenti dislessici”. Tuttavia, questo servizio non è noto e ben fruibile a molti studenti, basti pensare che attualmente il link che rimanda alla pagina del cud, suggerito dal sito UNIPA, non è raggiungibile.

In definitiva, si può ben vedere come, tra ascensori malfunzionanti, barriere architettoniche e scarsa informazione sulle strutture che potrebbero offrire un valido sostegno agli studenti disabili, all’interno dell’Ateneo si rimane in una troppa silenziosa indifferenza che non riesce a  risvegliare nessuno, neanche di fronte ad iniziative di portata internazionale come lo scorso (il primo in Italia) “Disability Pride” organizzato proprio a Palermo a Luglio 2016.

L’UDU Palermo ha sentito fortemente la necessità di invertire questa rotta, e si propone di  sollecitare un piano di interventi e ristrutturazioni che riesca a rendere gli spazi universitari pienamente accessibili e fruibili a tutti gli studenti,  di creare delle attività ed iniziative volte a sensibilizzare la popolazione universitaria su queste tematiche, e si auspica soprattutto di ottenere un’università veramente libera e a misura di qualsiasi forma di disabilità.

Tutela dell'Ambiente e del Patrimonio Culturale

La Regione siciliana continua a vivere da vari aspetti un brutto periodo per ciò che riguarda la salvaguardia del territorio e del patrimonio paesaggistico e ambientale.

Nonostante la nostra sia stata una delle poche regioni a sostenere il decreto Sblocca Italia del Governo Renzi, gli elettori hanno espresso una maggiore preferenza, rispetto alla media nazionale, per il Sì al referendum del 17 aprile sulle trivellazioni. Malgrado il non raggiungimento del quorum di quest’ultimo, il momento elettorale è riuscito comunque ad animare il dibattito e a sensibilizzare alle tematiche ambientali una grossa fetta della società civile e della popolazione. Come Unione degli Universitari di Palermo abbiamo quindi provveduto a portare la discussione negli spazi universitari, creando momenti informativi e di confronto sul tema con gli studenti ed esperti di settore, oltre a permettere, insieme al comitato locale, di far votare gli studenti fuorisede nei seggi di Palermo e dintorni.

Non potevamo inoltre esimerci dall’aderire in prima persona alle iniziative organizzate dal comitato locale della Coalizione Clima, prima di tutte la Marcia per il Clima del 29 novembre 2015, in vista della COP21 di Parigi e ribadiamo la nostra attenzione in occasione della COP22 di Marrakech. Infatti, in una città come Palermo, cercare di limitare l’aumento della temperatura e del livello del mare è un tema molto vicino, viste le relative forti ripercussioni che possono agire su territori delicati e costieri come il nostro. Siamo quindi aperti a collaborazioni con realtà locali che si occupano delle tematiche ambientali, Legambiente su tutte, senza escludere realtà che si occupano di contrastare e lottare contro multinazionali, aziende locali o istituzioni pubbliche che svolgano o investano in attività industriali che possono essere causa di disastri o incidenti che vadano a danneggiare severamente la salute pubblica e l’ambiente.

In termini di mobilità cittadina il Comune di Palermo sta proseguendo da anni in una direzione rivolta a un miglioramento del trasporto pubblico e del traffico cittadino, sia in termini di efficienza che in termini di riduzione dell’inquinamento atmosferico. Nonostante l’introduzione della ZTL rappresenti un buon fattore per la riduzione delle polvere sottili e per l’aumento della vivibilità del centro di Palermo, risulta ancora necessario implementare i trasporti pubblici e di car e bike sharing al fine di garantire agli studenti di poter raggiungere facilmente i luoghi universitari e vivere al meglio la nostra città, che sempre di più dovrebbe adeguarsi al ruolo di città universitaria.

L’attuale situazione politica e amministrativa della gestione dei rifiuti va a pesare ancora di più sulle già precarie condizioni del patrimonio culturale e ambientale, arrivando a trovare rifiuti gettati e accantonati su beni storici poco conosciuti dalla cittadinanza, spesso poco consapevole dell’importanza che ricopre il salvaguardare il bene pubblico e quelle che sono le normative in genere. La scarsa efficacia delle politiche adottate dai precedenti e attuali organi amministrativi rischia di portare alla perdita in un tempo abbastanza breve di tutto quel patrimonio paesaggistico ed ambientale che da sempre è stato una delle maggiori attrattive turistiche della Sicilia. Le misure di tutela che sono venute a mancare non riguardano soltanto i paesaggi marittimi e costieri, che sono considerate le mete turistiche principali del panorama territoriale siciliano, ma ha pesato anche la mancanza di una seria programmazione regionale per la bonifica e tutela del paesaggio terrestre, come la ormai inesistente “conca d’oro”, un tempo ricca della tipica vegetazione mediterranea che adesso sta sempre di più scomparendo, a causa di una sconsiderata espansione delle città e di un elevato tasso di abusivismo edilizio.

In tal senso è necessario valorizzare e salvaguardare tutte quelle risorse naturali che sono in mano alla nostra università, come giardini interni alle singole facoltà, e non solo, come l’Orto Botanico, la Fossa della Garofala, Villa d’Orleans e più in generale i giardini e parchi pubblici.

Risulta quindi necessario che le istituzioni avviino campagne di sensibilizzazione che educhino i cittadini al rispetto del patrimonio pubblico, anche invogliando e semplificando la fruizione di tali beni. La nostra organizzazione non può esimersi dal richiedere che anche all’interno degli spazi universitari si intraprendano iniziative e rinnovamenti tecnici in campo ambientale, ritenendo che un cambio culturale di questo tipo debba partire inizialmente proprio dai luoghi in cui i cittadini di domani crescono e si formano.

Come UDU Palermo ci impegniamo dunque a portare a compimento il nostro percorso, iniziato un anno fa con una nostra proposta e un lungo lavoro di discussione con l’università, la RAP S.p.A. e l’amministrazione comunale, volto all’introduzione della raccolta differenziata dei rifiuti negli spazi del nostro ateneo.

Di grande importanza e di rilievo nella città di Palermo è il patrimonio artistico culturale, la storia del nostro territorio fa’ sì che si possa avere a disposizione ancora oggi un tesoro inestimabile. Prova evidente ne è il riconoscimento del percorso Arabo-Normanno da parte dell’UNESCO e gli innumerevoli siti di interesse storici presenti nell’Isola. Grazie agli studi dell’area umanistica del patrimonio presente, l’Università degli Studi di Palermo ha dato un grande contributo in merito alla gestione e alla rivalutazione dei siti archeologici. In merito alla didattica legata alla fruizione del patrimonio e allo sfruttamento delle risorse ancora non è garantito allo studente un libero accesso a luoghi di conoscenza, sotto questo aspetto sono ancora troppo pochi i protocolli avvenuti tra l’ateneo palermitano e l’Assessorato ai Beni Culturali e al Turismo, Sport e Spettacolo per i siti patrimoniali e con l’Assessorato al Territorio e all’Ambiente per i Parchi naturali regionali. Ancora oggi non sono presenti convenzioni che prevedano una applicazione di tariffe speciali per gli studenti, così da poter implementare non solo i flussi turistici del nostro territorio ma anche per permettere un accesso semplificato all’ingresso dei luoghi del sapere per chi durante il suo percorso accademico effettui ricerche e studi sulla storia del territorio.

Anti-Militarizzazione

Partendo dal presupposto costitutivo della nostra organizzazione sindacale che vede la stessa ripudiare qualsiasi tipologia di guerra, ritiene che le numerose basi militari presenti nel nostro territorio siano inoltre un grave attacco all’art. 11 della Costituzione italiana, che recita: “L’Italia ripudia la guerra come strumento di offesa alla libertà degli altri popoli e come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali[…]”. Il Muos, la base militare di Sigonella e Comiso entrano in contraddizione con il suddetto articolo, rendendo noi siciliani il popolo offeso.

La Sicilia per la sua posizione strategica e per la sua conformazione territoriale è da sempre stata un succoso bottino. La storia si ripete: Il nuovo conquistatore è lo zio Sam, il quale, ha corrotto la naturale bellezza di questa terra con le più moderne tecnologie militari.

L’ultima delle quattro stazioni di terra del sistema Muos (acronimo di Mobile user Objective System) è stata finita a fine gennaio nel 2014 a Niscemi. Esso è un sistema di comunicazioni satellitari (SATCOM) militari ad alta frequenza (UHF) e gestito dal dipartimento della Difesa degli Stati Uniti.

Fin dalle origini l’installazione della stazione radio Muos è stata oggetto di ostinate opposizioni della popolazione e dei rappresentanti politici locali e di altalenanti vicende processuali. Il fenomeno MUOS ha dato vita a movimenti sociali di massa che, nel corso degli ultimi 3 anni, hanno unito alle manifestazioni nei pressi della base una battaglia legale e politica ostinata che ha visto il coinvolgimento di tribunali amministrativi, governo nazionale e regionale, istituzioni locali e associazioni che orbitano nei più svariati ambiti del panorama sociale. L’avanzamento dei lavori di costruzione della base ha subito diversi stop in seguito alle altalenanti sentenze e disposizioni che provenivano dai tribunali e dalle istituzioni, durante i cortei che si muovevano in direzione della base non sono mancati episodi di tensione e scontri tra i manifestanti e le forze dell’ordine. Al di là dei singoli episodi e dell’imbarazzante ruolo della politica italiana, spesso totalmente assoggettata alle necessità della politica militare americana e internazionale, quello NO MUOS è stato e continua ad essere un movimento importante di rivendicazione per la pace e l’anti-militarizzazione nazionale, per la libertà di ciascuno di vivere nel proprio territorio senza che gli interessi politici e militari pregiudichino la garanzia della salute di tutti e tutte.

L’Aeroporto di Trapani-Birgi è un aeroporto militare aperto al traffico aereo civile. Grazie alla posizione geografica strategica, dagli anni Ottanta la struttura ha vissuto un grande incremento di attività militare. Dal 1986 diventa sede dei velivoli della NATO. Nel 2011, durante la crisi libica, il traffico aereo civile viene interrotto poiché proprio da Trapani partirono i primi bombardamenti italiani in territorio libico. Nei giorni che vanno dal 30 Ottobre al 6 Novembre 2015 la NATO, attraverso il più grande programma di esercitazioni militari chiamato “Trident Juncture”, coinvolge numerosi paesi Europei tra cui Portogallo, Spagna (la nazione con più basi NATO), Germania, Belgio, Olanda, Norvegia e la stessa Italia che si è resa protagonista con Trapani che ha visto un traffico militare così ampio per la prima volta. Durante le giornate di esercitazione non sono mancate le proteste da parte dei cittadini Trapanesi e dal resto della Sicilia che, come è avvenuto anche in Sardegna negli stessi giorni, si sono ritrovati insieme per manifestare la propria contrarietà nei confronti dello sfruttamento del nostro patrimonio ambientale e naturalistico per lo svolgimento di esercitazione di guerra.

L’aeroporto Comiso di palma di Sigonella è un aeroporto militare italiano , sede del 41° stormo AntiSom e dell’11° reparto Manutenzione Velivoli dell’aeronautica Militare italiana. Ospita inoltre la Naval Air Station Sigonella della Marina statunitense. La base militare di sigonella, in Sicilia, è il cuore dell’alliance ground Surveillance, probabilmente il più importante assetto della Nato per missioni di intelligence, sorveglianza e ricognizione.  Nel corso degli anni, è diventata il più importante polo logistico per le attività di supporto alla sesta flotta della marina militare americana schierata nel mediterraneo, ospitando depositi, un aeroporto, un ospedale , diventando il cuore tecnologico della guerra dei droni insieme alla base di ramstein in germania. Una guerra senza eserciti né invasori, macchine killer silenziose , circuiti cibernetici ben progettati portatori di morte ad alta precisione, telecomandati  da team di specialisti qualificati davanti ai monitor con joystick , giocatori di call of duty nel mondo reale.

Non viene nemmeno detto che questa base sta diventando una dei più importanti trampolini di guerra per la lotta al terrorismo, portata avanti dagli Stati Uniti. Una postazione strategica che si inserisce in una rete militare Made in USA iniziata tantissimi anni fa nel territorio siciliano, infatti, Sigonella,  insieme a Niscemi, Birgi, Augusta, Pantelleria, Lampedusa, Marsala, Noto-Mezzogregorio, Pachino candida la nostra regione ad un ruolo di protagonista nei prossimi conflitti mondiali.

Queste basi sono il frutto di politiche del dopoguerra, di alleanze tra Stati Uniti e Italia contro il blocco sovietico, patto che dal 1989 non ha più motivo di esistere,  ad oggi, il MUOS, Sigonella, Comiso e tante altre, vengono giustificate  come difese nei confronti dei movimenti terroristici islamici, ma in realtà manifestano la reale volontà statunitense di presenza internazionale. Tutto ciò è stato incentivato da un consenso velato  da parte degli ultimi governi di destra e centro-sinistra a favore di questa violenza nei confronti del territorio italiano. Secondo noi questo porterà ad un processo che accentuerà divari, conflitti, espropriazioni. Noi riteniamo che sia inammissibile che il nostro territorio venga violentato per motivazioni economico-politiche  pretese dagli USA; noi proponiamo e lottiamo per una visione diversa del mondo, in cui il benessere dei cittadini e del territorio venga messa al primo posto.

Migrazioni e AntiRazzismo

Grazie al sistema statistico europeo (Eurostat), l’Istituto nazionale di statistica (Istat) ed alla fondazione I.s.m.u., che si occupa di iniziative e studi sulla multietnicità, possiamo analizzare la situazione sull’immigrazione in Italia. Le principali criticità che sorgono da questa analisi sono molteplici come l’aumento record degli sbarchi sulle coste italiane, l’aumento della componente di età inferiore ai 18 anni sul totale dei migranti che giungono nel  nostro paese via mare ed la situazione politica attuale che vede la crescita del consenso da parte dei partiti politici che si estremizzano verso versanti razzisti e poco democratici.

La Fondazione Ismu registra che nel 2015 la popolazione migrante in Italia si attesta a 5,8 milioni di individui. Si vede come la quantità dei migranti sia aumentata rispetto all’anno precedente e che gli sbarchi sono sempre numerosi infatti fino all’ottobre del 2016 sono giunti via mare 160 mila migranti che creano un impatto ingente nel sistema di accoglienza italiano quali i centri di accoglienza temporanea ed i centri del sistema SPRAR (Sistema di protezione per richiedenti asilo e rifugiati). Dalla tabella 1 possiamo osservare il numero dei migranti che sono giunti nel nostro paese nel periodo dal 2005 al 2014 con l’incremento di ciascun anno assunto come anno base il 2005. Si può vedere come fino al 2013 si è assistito ad un incremento crescente che termina nel 2014 con un decremento del 9% rispetto al 2005.

Tab. 1 – Migranti giunti in Italia ogni anno dal 2005 al 2014
Fonte: Elaborazione dell’autore su dati Eurostat
Legalizzazione droghe leggere

Durante quest’ anno, l’ UDU – Palermo ha partecipato attivamente, insieme alla Rete degli Studenti Medi, alla Campagna “Legalizziamo”, portata avanti attraverso un’opera di sensibilizzazione sul tema della legalizzazione della cannabis, e una raccolta firme per una legge di iniziativa popolare (LIP) sullo stesso tema.

La Campagna puntava sul fatto che il proibizionismo, finora applicato in italia nei confronti dell’uso di sostanze stupefacenti non è riuscito ad impedire che tali sostanze venissero usate, favorendo il mercato nero, portato avanti da parte delle varie mafie locali.

Spesso, dati statistici si sono espressi in merito alla gestione economica del commercio di sostanze, evidenziando che la legalizzazione porterebbe nelle tasche dello stato somme pari a decine di miliardi di euro annui.

Questa mentalità proibizionista ci risulta però ottusa, dal momento che nega automaticamente l’uso di tali sostanze ai fini terapeutici (fini accertati scientificamente e largamente sfruttati in tanti altri stati). Studi scientifici dimostrano, infatti, che sostanze quali la cannabis e derivati costituiscono una straordinaria terapia naturale, essendo dei coadiuvanti per coloro i quali soffrono di gravi malattie quali cancro, glaucoma, parkinson, sclerosi multipla e sclerosi laterale amiotrofica (SLA).

Altri stati europei hanno compreso tutto ciò, possiamo vedere infatti come Olanda e Portogallo abbiano decriminalizzato il consumo di tutte le sostanze stupefacenti (senza per questo veder aumentare i consumatori).

Noi come associazione studentesca riteniamo doveroso portare avanti una simile battaglia, che porterebbe a enormi introiti in termini fiscali e inoltre, darebbe la possibilità di ampliare la ricerca su tali sostanze, aumentando esponenzialmente il numero di posti di lavoro e la possibilità di curare in maniera migliore le diverse patologie che colpiscono gli italiani.

Ci proponiamo, dunque, come interlocutori dell’Ateneo palermitano per provare a portare avanti una reale informazione sul tema, troppo spesso oggetto di stereotipi e distanze da parte delle istituzioni, che tendono a vedere la società in un’ottica eccessivamente paternalista, spesso incorrendo in grandi errori di metodo e merito.

Pari Opportunità

Nell’ambito delle rivendicazioni sociali assume sempre maggiore peso la battaglia per una reale parità di genere e una sostanziale eguaglianza di diritti tra uomini e donne.

Mentre infatti, nella forma, assistiamo spesso alla volontà di una condizione parificata tra i sessi, nella pratica le opportunità riservate a queste ultime sono ancora ridotte, in una condizione discriminatoria fin dagli stereotipi alimentati dalla nostra società. Rimane attuale la difficoltà per le donne a raggiungere ruoli di responsabilità o manageriali rispetto agli uomini, a parità di titoli o competenze (glass ceiling), rimanendo “segregate” a segmenti professionali di scarsa visibilità; o ancora, relegate a tipi di professionali dediti alla cura o alle competenze relazionali; evidente esempio sono le forbici di disequilibrio tra le retribuzioni e gli indici di occupazione femminile, ancora troppo bassi.

Non si può ignorare, inoltre, il fatto che i dati relativi alla violenza sulle donne e in particolare ai femminicidi sono sempre in crescita, evidenziando una società sempre più maschilista, nonostante gli interventi normativi proposti in materia, che evidentemente non sono sufficienti a garantire la tutela della donna.

Da ciò si evince la forte necessità di un cambiamento culturale volto ad abbattere, fin dal momento della formazione dell’individuo, le barriere e gli stereotipi di genere che riguardi più livelli, dalla sfera privata a quella pubblica. Crediamo che il sistema di istruzione pubblica possa essere argine per tali stereotipi; dal momento che non possiamo accettare che anche nel linguaggio dei libri di testo l’uomo viene identificato come colui che provvede al mantenimento della famiglia e la donna come semplice casalinga.

In questo senso, il recupero del codice POLITE, promosso dal dipartimento per le pari opportunità della presidenza del consiglio rappresenta una proposta chiara per l’abbattimento degli stereotipi di genere contenuti nei testi universitari.

D’altro canto non possiamo che promuovere e favorire iniziative dentro e fuori l’ateneo che possano portare a un’uguaglianza di genere sostanziale e non solo nella forma.

Sarà importante in tale contesto provare ad analizzare le percentuali di genere nell’ambito delle iscrizioni ai singoli corsi, al fine di poter comprendere quanto gli stereotipi dettati da una discriminazione sociale di fondo, influiscono sulla scelta del proprio percorso di vita.

Una Prospettiva LGBTQI

In un’Italia che è stata sempre fanalino di coda sul tema dei diritti civili, Palermo negli ultimi anni ha dimostrato di essere una città all’avanguardia nel rispetto e riconoscimento delle diversità. Ne sono esempio le numerose iniziative culturali che hanno fatto da cornice ad un’intensa attività politica nel segno della lotta alle discriminazioni e del riconoscimento dei diritti di tutti.

La controversa discussione sulle unioni civili avviata dal governo, ha impegnato la nostra organizzazione nazionale in mobilitazioni lungo tutto il territorio nazionale; anche nella nostra città la manifestazione “svegliati italia” ha visto la partecipazione della nostra organizzazione.

Va sicuramente riconosciuto, infatti, a tutte le associazioni LGBT, e non, di avere contribuito ad animare la città e di aver sensibilizzato quotidianamente la cittadinanza e la classe politica su questi temi molto delicati, portando quasi naturalmente il Comune di Palermo ad aderire alla Rete RE.A.DY. (Rete Nazionale delle Pubbliche Amministrazioni per il superamento delle discriminazioni basate sull’orientamento sessuale e sull’identità di genere) e ad istituire il Registro delle Unioni Civili locale.

L’Udu Palermo – Unione degli Universitari è sempre stata in prima linea in queste battaglie di civiltà, partecipando attivamente all’organizzazione di una lunga serie di iniziative rivolte direttamente agli studenti con il fine ultimo di creare una forte e reale coscienza critica tramite percorsi culturali  – ma anche didattici – di sensibilizzazione interni al contesto. Riteniamo, infatti, fondamentale in una fase di affermazione comunitaria dei diritti civili come quella che stiamo vivendo in Europa ed in un contesto noto a partire dal suo diffuso valore di solidarietà, come Palermo, tenere sempre all’attenzione dei più, e in particolare  della popolazione studentesca, i temi dei diritti civili in quanto massima espressione delle possibilità di benessere  collettivo di un’intera comunità.


Grazie anche alle attività  didattiche pensate ed organizzate in Ateneo è stata ormai da anni avviata e sta proseguendo una elaborazione teorica che si pensa possa servire a riequilibrare il pensiero collettivo su temi delicati e spesso presentati in modo fuorviante – come la “teoria del gender”- che contribuiscono all’inaridirsi della ricerca solidale tipica della cultura mediterranea e a creare categorie fondate su stereotipi falsi ed artificialmente immaginati.

Consapevoli inoltre che il nostro raggio d’azione su questi temi non si può esaurire all’interno delle mura universitarie, abbiamo proseguito il lavoro interno al Coordinamento Palermo Pride, collaborando all’organizzazione di numerose attività culturali e mantenendo costante la nostra adesione con un nostro carro alle parate del Pride. Ne è esempio l’organizzazione del ciclo di seminari “let’s be pride”, che ci ha impegnato nell’analisi del tema dei diritti LGBTQI sotto varie sfaccettature accademiche.

E’ quindi nostra intenzione riproporci di sviluppare un’elaborazione chiara e puntuale sulle tematiche dei diritti civili e di tenere sempre più in considerazione la prospettiva lgbt anche nello sviluppo di tutte le altre vertenze che caratterizzano la nostra attività politica. Ci batteremo inoltre per l’introduzione del doppio libretto per gli studenti trasgender, per una reale garanzia di pari opportunità, senza discriminazione alcuna.

Contro la "cultura" Criminale e Mafiosa

Combattere la mafia, nelle università così come in tutto il resto della città, rappresenta prima di tutto una battaglia culturale. Su questo campo la nostra associazione da sempre si è fatta promotrice dei valori di legalità e rispetto, cercando di infonderli nella popolazione studentesca attraverso attività finalizzate a formare e stimolare delle riflessioni consapevoli e libere da qualsiasi stereotipo.

Se, infatti, la criminalità organizzata rappresenta un ostacolo importantissimo alla crescita di qualunque sistema, minandone alla radice il funzionamento e limitandone le opportunità di sviluppo sociale ed economico, ancora più pericolosa è la “cultura” della criminalità.  

Per troppo tempo è passato il messaggio fuorviante che la criminalità si dovesse combattere solo su un piano giuridico e quindi nelle aule dei tribunali, pensando che basta tagliare le “teste” delle organizzazioni per far morire un fenomeno che ormai è viva da più di un secolo.

In realtà ciò che si deve combattere è l’idea che ci possa essere un’entità e un modo di fare, diverse dallo Stato e dalla democrazia, che possano dare delle risposte alle esigenze sociali ed economiche soprattutto delle fasce più deboli e vulnerabili della popolazione.

La riflessione sull’immaginario mafioso e sulle rappresentazioni sociali delle mafie ha assunto negli ultimi tempi un’importanza sempre maggiore, per cui la prima necessità di chi vuole davvero combattere la mafia è quella di conoscere il più approfonditamente possibile la diffusione e le caratteristiche del fenomeno, attraverso analisi che possano fornire informazioni attendibili e accurate. In questa direzioni ci siamo mossi, a sostegno del Centro Studi Pio La Torre, per favorire la somministrazione di un questionario sulla percezione del fenomeno mafioso che, per la prima volta, verrà somministrato agli studenti universitari.

Questa iniziativa vuole essere solo la prima di una lunga serie di altre collaborazioni con il Centro, con il quale condividiamo la cultura di Sinistra, anti-mafiosa e antifascista.

Siamo inoltre consapevoli che l’Università, insieme alla scuola, essendo il luogo cardine per la formazione di coscienze critiche e democratiche, è il luogo in cui può aprirsi una nuova pagina culturale, che abbandoni i vecchi modelli della clientela e dei favori e di conseguenza faccia rinascere nei cittadini di domani un senso civico e dello Stato. Per questo motivo, tramite le numerose associazioni culturali rientranti nel nostro circuito, ci proponiamo di organizzare ogni anno iniziative seminariali con cui analizzare le numerose sfaccettature che il fenomeno mafioso presenta: dalla tratta degli esseri umani al traffico di stupefacenti, passando per le ecomafie, ecc. Queste iniziative devono anche rappresentare un’opportunità importante per avviare delle collaborazioni con le realtà che rappresentano la vera antimafia, e non l’antimafia di facciata che ormai sta diventando più pericolosa della mafia stessa.

Convinti, però, che l’antimafia non sia un’esclusiva di alcune realtà, crediamo che abbia un’importanza fondamentale importanza collaborare con realtà vicine a noi, quali CGIL, SPI (con cui condividiamo anche un protocollo politico sui temi della legalità), Rete degli  Studenti Medi, Libera e Arci, con le quali si condividono percorsi comuni in questa lotta. Fondamentali, in questo senso, sono i campi di lavoro antimafia a Corleone, che devono prevedere un maggiore protagonismo anche degli studenti universitari.

Organizzazione Interna

Struttura Associativa

L’organizzazione interna dell’Unione degli Universitari di Palermo è spiegata in dettaglio nello statuto e rispecchia in gran parte quella della confederazione nazionale: anche le attività palermitane si fondano sul lavoro di un Esecutivo, al cui vertice sta il Coordinatore d’Ateneo, organo utile a rispondere alle esigenze maturate nel corso delle discussioni effettuate da un più ampio organo consultivo composto dai coordinatori di tutte le facoltà dell’ateneo, che nella nostra base è l’organo di indirizzo politico dell’organizzazione. Un peso di non poca incidenza sulle dinamiche politiche ed organizzative dell’Unione degli Universitari di Palermo è esercitato dai Coordinamenti di Base, composti da tutti i membri attivi dell’associazione che hanno il compito di organizzare le attività culturali e di monitorare la situazione dei propri corso di studio, per poi portare avanti le istanze e vertenze relative alle relative problematiche, attraverso i rappresentanti negli organi collegiali.

Visto il continuo ricambio, vi è la necessità di accompagnare i soci nel loro inserimento e nella loro formazione e, vista l’esigenza di non far stare in capo a una persona tutto il lavoro, risulta necessario che il coordinatore di base coinvolga tutti i soci nei vari momenti associativi, facendo in modo che questi siano attivi in prima persona all’interno del proprio gruppo.

Durante l’ultimo anno la nostra organizzazione ha visto un importante processo di cambiamento e di ricambio generazionale.

Già da un anno è cominciato, in maniera molto efficace, a far partire un percorso, che ha portato l’organizzazione ed essere oggi una realtà molto più orizzontale e molto più coinvolgente sia per i militanti sia per gli studenti che si affacciano per la prima volta alla nostra associazione. Questo procedimento è incentivato soprattutto dalla creazione di vari dipartimenti, cioè gruppi di associati coordinati dal membro di Esecutivo con la relativa delega, che ha il compito di formare e coinvolgere tutti i membri della base presenti nel dipartimento.

I dipartimenti risultano oggi molto partecipati e produttivi, basti pensare alla capacità organizzativa e pratiche che molti membri hanno sviluppato, che rende a pieno il concetto di formazione della base, tale mettere tutti i coordinamenti in condizione di prendere iniziative e metterle in pratica, senza per forza dipendere dal membro dal relativo membro di Esecutivo.

In seguito alla prima conferenza di organizzazione dell’Unione degli Universitari di Palermo, momento in cui il nostro sindacato studentesco si è riunito per rimettere in discussione le sue pratiche e la sua struttura, ogni militante della nostra organizzazione, è giunto ad una reale e piena consapevolezza sia di quelli che sono i valori e gli ideali attraverso cui si intende impostare le rivendicazioni e le vertenze che la nostra  organizzazione porta avanti oggi e che ha intenzione di far partire, sia della necessità di trovare i modi migliori e le pratiche più giuste per intercettare il massimo numero di studenti e giovani e a stuzzicare il loro interesse nei confronti della nostra realtà associativa e più in generale nella società in cui la figura dello studente è inserita.

Il dibattito è stato ampio e ha portato tanti nuovi contenuti e prospettiva all’interno dell’Udu grazie ad anche ad una spinta che è arrivata dalle nuove generazioni presenti, come i ragazzi della Rete degli Studenti Medi.

La nostra organizzazione si propone all’interno dell’ateneo palermitano come unico modello di rappresentanza sindacale ed è chiaro che sentiamo sulle nostre spalle il peso di rappresentare gli studenti nelle discussioni con la dirigenza dell’ateneo in maniera conflittuale, tramite la vertenzialità. Ma la nostra impostazione così politicizzata ed elaborativa deve essere necessariamente accompagnata da un percorso organizzativo ben strutturato e programmato, capace di affrontare in maniera efficace tutte le contingenze, che ci si presentano davanti. In tal senso non possiamo, in questo senso, trascurare le pratiche mutualistiche, alle quali per questo abbiamo dedicato una tesi in questo documento.

Infine una realtà, che si propone di essere vicina ai giovani, non può esimersi dall’essere un punto di riferimento anche nell’organizzazione di eventi significativi, legati al territorio e che lascino il segno, come lo scorso “OttoMaggione”, occasione in cui si richiamava la festa dei lavoratori del primo maggio e  in cui si è stati capaci di organizzare un evento in grande stile che ha creato tanta aggregazione, ma che è stato d’impatto anche dal punto di vista dei contenuti politici e dell’elaborazione, che per noi diventano importanti per chi oggi si sente rappresentativo di un’intera generazione, grazie anche alla ormai indispensabile e naturale collaborazione con la Rete degli Studenti Medi.

Tesseramento

Il Tesseramento è uno dei pilastri portanti della nostra Organizzazione. Esso rappresenta, infatti, lo strumento primario attraverso il quale lo studente universitario aderisce al sindacato studentesco, condividendone pensiero politico, spirito e volontà. Obiettivo di quest’organizzazione è, oggi, dare nuova linfa vitale al tesseramento. Spogliarlo di qualsivoglia esternalizzazione per renderlo elemento di consapevolezza, per lo studente, di ciò che rappresenta il sindacato studentesco.  Per far ciò bisognerà costruire attorno alla tessera un sistema contenutistico di informazioni, idee e pensieri in grado di accogliere nel miglior modo possibile lo studente volenteroso di tesserarsi all’UDU Palermo. Rendere, infatti, chiare, comprensibili e condivisibili le caratteristiche politiche, sociali e culturali della nostra Organizzazione innescherà nello studente un senso critico in grado di essere elemento propulsore per la crescita del sindacato. Parallelamente vanno individuati momenti culturali, ludici e di confronto aggregativi per tutti i soci, così da renderli il più possibile partecipi.

Di contro non crediamo che il tesseramento debba rappresentare uno strumento di mero conteggio degli associati ai fini decisionali, secondo logiche che non ci appartengono.

Ad oggi il tesseramento dell’UDU – Palermo si dirama su due livelli:

  • Il Socio Ordinario è un militante del sindacato studentesco, fa parte dell’Assemblea dei soci ed ha diritto di partecipare a tutte le elaborazioni e le attività del proprio Coordinamento di Base (con diritto di voto) e del Coordinamento d’Ateneo (senza diritto di voto). E’ tenuto a partecipare ed a tenersi informato di tutti i percorsi e le battaglie portati avanti, compatibilmente con i propri impegni didattici e personali, ed è anche membro dell’Organizzazione nazionale.
  • Il Socio Sostenitore è colui che aderisce ai valori e ai principi fondanti dell’associazione precisati nel documento politico, manifestando la volontà di tenersi informato sulle attività della nostra Organizzazione.
Comunicazione

Un’organizzazione sindacale e confederale, come l’Unione degli Universitari, nell’era del web 2.0, sente il bisogno di una comunicazione che sappia coordinare le informazioni provenienti dagli organi collegiali dell’università e dalle segreterie, sia al fine di portare le novità dell’Ateneo alla nostra attenzione, rivolgerle a quella degli studenti e dell’opinione pubblica, sia al fine di coordinare le nostre risposte e la nostra programmazione politica. Il compito di coordinare, gestire e smistare le informazioni in entrata e in uscita spetta al Responsabile Comunicazione, che necessita di un gruppo a supporto con capacità di web editing, impaginazione, grafica e comunicazione istituzionale, che rappresenta il “Dipartimento Comunicazione”.

Un esempio del lavoro che il  “Dipartimento Comunicazione” dovrebbe svolgere è rappresentato dall’aggregazione degli studenti su gruppi di instant messaging. Gruppi che sono serviti a fluidificare la comunicazione e l’organizzazione tra gli studenti stessi.

Tutto questo è stato possibile grazie alla collaborazione con il “Dipartimento Orientamento”, che ha permesso – con una presenza nelle scuole che orientasse gli studenti in entrata – di ricevere informazioni tramite le nostre piattaforme (vedi, per esempio, il “Portale della Matricola”, che rimane in continuo aggiornamento).

Può prevedersi anche la creazione di sottogruppi specializzati in tematiche specifiche, come la partecipazione a concorsi per l’accesso all’università, ai benefici ERSU o al programma Erasmus, in grado di fornire risposte adeguate agli studenti.

Riteniamo oggi fondamentale che la comunicazione digitale possa integrare e convogliare il contatto diretto con lo studente. Questo contatto avviene giornalmente poiché i nostri “Soci Ordinari”, essendo a loro volta studenti, stanno nelle aule e parlano con i colleghi e – vivendo giornalmente il proprio corso di laurea – riescono ad intervenire direttamente sulle singole problematiche che si presentano quotidianamente nella vita di ogni studente.

Si rende, infine, necessaria una sollecitazione al sistema informativo d’ateneo, in quanto diverse strutture risultano essere molto complesse per gli studenti; la necessità è quella di un rinnovamento che possa evitare la propagazione pedissequa e continua, di avvisi agli studenti, da parte delle organizzazioni universitarie e che permetta all’Ateneo di effettuare comunicazioni più celeri e maggiormente efficienti, al pari delle altre Università italiane.

Formazione Interna

Storicamente e fisiologicamente le organizzazioni studentesche vivono un ricambio generazionale costante, che modifica spesso, nel breve termine, la classe dirigente e la militanza.

In un’organizzazione che si rinnova costantemente, la formazione della base e dei quadri dirigenti assume un ruolo centrale nella trasmissione di conoscenze, competenze e pratiche che si acquisiscono e sedimentano nella storia dell’organizzazione.

Anche in relazione alla moderna necessità di ritrovare nuovi modelli di creazione di pensiero, l’omogeneizzazione delle competenze e la riscoperta di riferimenti culturali deve essere centrale nell’azione della nostra organizzazione.

La nostra organizzazione negli ultimi anni, per necessità dettate dalla contingenza, non è riuscita ad organizzare dei momenti strutturali di formazione interna, lasciando che questa avvenisse attraverso il lavoro quotidiano e l’esperienza personale di ogni associato.

Oggi, però, ci vogliamo impegnare a rendere la formazione un punto centrale della programmazione associativa. Riscoprire la formazione significa per noi acquisire innanzitutto una serie di strumenti che possano aiutarci a contestualizzare la nostra azione, in una fase politica dettata dalla presenza di molteplici variabili sul piano locale e non, che si contaminano a vicenda.

Letture, iniziative, riflessioni interne condivise potranno servire da spunto per tale contestualizzazione, innalzando il livello della nostra analisi di fase a tutti i livelli.

Andrà inoltre avviato un ragionamento sull’utilizzo quotidiano e condiviso dei mezzi di comunicazione di massa, quali giornali locali e nazionali, così come siti di informazione giornalistica, culturale e politica, così da attualizzare sempre la nostra azione e le nostre rivendicazioni, per poterle mettere a sistema con le conoscenze di contesto e le analisi di fase.

Non meno importante è il ruolo della formazione in relazione alle pratiche associative virtuose, scoperte e sedimentate negli anni, che sarà necessario trasmettere alle nuove generazioni ma anche osservare in maniera critica ed eventualmente innovare alla luce dei cambiamenti di ciò che ci circonda.

Sarà necessario in questo senso avviare un’ elaborazione sulle pratiche formative che possono articolarsi in interventi quotidiani e mirati oppure in vere e proprie iniziative di formazione, strutturate in relazione alle esigenze contingenti della base ed eventualmente coadiuvate dall’esecutivo nazionale, con la partecipazione eventuale di altre basi.

L’istituzione di un dipartimento interno, che si occupi di formazione, sarebbe funzionale alla coordinazione ed elaborazione di pratiche quotidiane e non, che possano essere trasversali e parlare a tutte le sfaccettature della nostra organizzazione, per un livellamento verso l’alto delle conoscenze e del grado di elaborazione.

Orientamento

La scelta del percorso di studi universitario è un crocevia fondamentale per la carriera di migliaia di giovani siciliani che, terminati gli studi superiori, cercano di orientare la propria scelta di prosecuzione degli studi.

Nella nostra Regione viviamo un contesto che è facilmente riassumibile con due semplici considerazioni: siamo la Regione con i più alti livelli di dispersione scolastica (in alcune province triplicano la media nazionale, già superiore a quella europea) e sempre la nostra Regione è fanalino di coda nell’ammontare degli investimenti in tema di orientamento scolastico e universitario.

Questi due elementi, già separatamente e ancor più se analizzati in modo combinato, palesano una condizione critica cui le istituzioni non possono voltare le spalle, le statistiche rivelano come siano più di  uno su cinque gli studenti che modificano o interrompono il proprio percorso di studi universitario entro la fine del primo anno, le conseguenze facilmente intuibili pregiudicano drasticamente tanto la valutazione degli Atenei della nostra Regione quanto l’andamento del percorso degli studenti.

Di fatto in Sicilia l’unica istituzione che, non senza difficoltà, opera in materia di orientamento universitario è l’Università stessa.

A Palermo, attraverso il Centro Orientamento e Tutorato dell’Università (COT), si promuovono iniziative di incontro tra il personale universitario e gli studenti delle scuole. Il servizio, erogato attraverso degli sportelli permanenti presso Viale delle Scienze, incontri presso le scuole e gli istituti superiori e fiere di orientamento periodici all’interno degli spazi universitari, ha trovato diverse volte forme di collaborazione da parte della nostra e di altre Associazioni Studentesche, costruendo uno scoglio a cui possono aggrapparsi le speranza di orientamento di migliaia di studenti della provincia di Palermo e non solo.

Abbiamo sentito negli ultimi anni l’esigenza di impegnarci attivamente, con spirito mutualistico, in una forma di “pre-orientamento” all’interno dei singoli istituti superiori del palermitano. Infatti, crediamo che l’istituzione universitaria oggi non garantisca appieno una reale forma di analisi di attitudini e interessi dello studente, per indirizzarlo al meglio verso il più adeguato percorso di studi, data la mancanza di strumenti economico-organizzativi che impediscono un reale ed efficace piano generale sull’ orientamento e accoglienza matricole. Proviamo ad indirizzare i nostri futuri colleghi, indicando gli strumenti più adeguati per l’ingresso al mondo universitario, sciogliendo dubbi e raccontando esperienze personali spesso utili, in quanto dirette, per dare una quadro di maggiore vicinanza allo studente.

In questo periodo viene organizzata dall’ateneo la “welcome week”, settimana in cui le scuole vengono accolte dall’ateneo per svolgere molteplici attività di orientamento, all’interno delle quali sono coinvolte le associazioni studentesche. A dire il vero tale iniziativa si è sempre concretizzata in una mera “corsa alla matricola” tra le associazioni studentesche, che svilisce non poco il ruolo dell’orientamento, che in questo caso non aiuta la scelta dello studente. Ci auspichiamo un dialogo con l’ateneo per poter riformare tale iniziativa, volta veramente a guidare lo studente e non vetrina delle associazioni studentesche.

E’ per noi necessario coordinare il nostro percorso di orientamento dentro le scuole insieme ai ragazzi della Rete degli Studenti Medi con cui possiamo costruire pratiche ed elaborazioni congiunte sul tema.

Durante la nostra esperienza di accoglienza abbiamo potuto appurare quanto spesso la scelta di un percorso di studi sia dettato più dalla fama di un corso che dalla conoscenza reale dei piani di studio o degli sbocchi occupazionali, indice dunque di una certa incompletezza o peggio inadeguatezza  del sistema di orientamento e conseguenza di un mancato investimento da parte delle istituzioni. Oltre a questo, abbiamo sfruttato il contatto diretto con le future matricole, per evidenziare e proporre la nostra idea di università e le nostre rivendicazioni locali e globali, sempre in un’ottica di mutualismo che non si basi solo sul puro assistenzialismo ma che abbia una visione politica complessiva.

Un altro degli strumenti che utilizziamo in aiuto degli studenti è quello dei corsi di preparazione estivi, con il quale cerchiamo di arginare le carenze del sistema di tutoraggio, che pur avendo cambiato rotta avendo attivato esso stesso dei corsi gratuiti in preparazione ai test di ingresso, non ne garantisce la fruizione a un’ampia popolazione di ateneo. In un sistema selettivo, che già contestiamo, è assurdo non dare agli studenti la possibilità di potersi preparare gratuitamente a fronte di molteplici corsi a pagamento, fruibili dai più abbienti. Non volendo instaurare alcun regime di concorrenza con il COT, mettiamo a disposizione le nostre conoscenze acquisite negli anni in momenti che possano essere d’aiuto ai nostri futuri colleghi ma che immaginiamo per loro, come ponte verso una nuova realtà sconosciuta e complessa.

Il nostro impegno nell’accoglienza delle future matricole, si concretizza infine a settembre, nel periodo dei test di ingresso. Il nostro banchetto, fuori dalle sedi delle prove vuole essere punto di riferimento informativo per sciogliere dubbi e risolvere i problemi dei nostri futuri colleghi; cogliamo anche in tal caso l’occasione di promuovere le nostre battaglie, dando un senso politico alla nostra azione di mutualismo.

Negli anni abbiamo costruito molteplici strumenti per agevolare le nostre pratiche di orientamento. L’ideazione insieme all’associazione culturale Culturama di “Unipedia”, raccolta di lemmi e suggerimenti d’aiuto per l’accesso al mondo universitario, rappresenta per noi motivo di orgoglio nel sistema di servizi dedicato alle matricole. Sarà nostro compito rendere ancora più efficiente la nostra enciclopedia, aggiornandola costantemente e provando a ricercare metodi per la sua innovazione.

Ha ottenuto riscontri positivi anche l’avvio del e che“portale della matricola”, piattaforma online in cui veicoliamo le informazioni sui bandi e i test di ingresso, di cui ci proponiamo di migliorare l’efficienza comunicativa.

L’istituzione del dipartimento orientamento, è stata centrale nell’organizzazione del percorso annuale sopradelineato, garantendo un raccordo fra i coordinamenti e l’esecutivo d’ateneo e un’elaborazione completa e condivisa su pratiche e rivendicazioni da trasmettere.

Il COT ogni anno mette a bando dei posti di collaborazione part time in cui coinvolge direttamente gli studenti universitari nei progetti di orientamento. Siamo convinti che l’esperienza dei ragazzi universitari, oltre alla mera presentazione dell’offerta formativa, sia indispensabile per ottenere un quadro reale e oggettivo del mondo universitario, e che potrebbe trovare una sua applicazione più pratica tramite la realizzazione di collaborazioni durante l’ideazione degli eventi dedicati alle matricole di cui si deve sempre fare promotrice l’Università stessa. Gli studenti universitari in primis dovrebbero essere coloro i quali possono presentare alle future matricole il proprio percorso di studi e facilitare quindi l’inserimento dei futuri colleghi in un contesto così ampio quanto nuovo con una formula più semplice e diretta anche nelle scuole superiori della città e della provincia

Riteniamo sia fondamentale potenziare soprattutto la fase iniziale in cui lo studente, proveniente dalla scuola e spesso incerto sul proprio futuro, si ritrova a dover scegliere tra una serie di percorsi di cui possibilmente non ha una vera contezza e che sceglie senza una reale consapevolezza.

L’università, a parer nostro, dovrebbe accompagnare più concretamente lo studente durante tutto il suo percorso universitario tramite un orientamento pre-universitario, in itinere per limitare il più possibile i casi di “dispersione” ma anche post-lauream, tenendo conto sia delle attitudini che delle potenzialità del singolo, e incrementando il livello di comunicazione e diffusione delle informazioni tra COT e studente, sfruttando qualsiasi mezzo che permetta una vera conoscenza dei servizi offerti, che spesso, purtroppo, sono a conoscenza di pochi.

Sarà inoltre priorità della nostra azione politica quella di esercitare pressione verso il governo regionale per garantire che si ripristini e si renda efficace l’investimento sull’orientamento scolastico e universitario. L’attenzione della politica deve tornare a considerare il percorso di studi dei giovani studenti come strumento principale fare ripartire lo sviluppo della nostra terra attraverso le competenze e le professionalità che saremo chiamati a portare nel mercato del lavoro di domani.

Rapporti Politici

Le altre basi Udu Siciliane

Da sempre l’UdU Palermo ha portato avanti un costante rapporto politico e di condivisione di idee e battaglie con le basi confederali presenti nel territorio siciliano. Sono note le numerose attività che nel corso degli anni, infatti, hanno visto l’unione delle basi di Palermo, Messina e Catania in un’unica voce in grado di dare un forte respiro regionale alle nostre rivendicazioni.

Anche la campagna elettorale per il Consiglio Nazionale degli Studenti Universitari (CNSU) è stato un bel momento di collaborazione e confronto tra le basi di Messina e Palermo.

Siamo convinti che quanto di buono è stato fatto fino ad oggi – si pensi anche alle rivendicazioni sui tirocini, alle lotte regionali sul diritto allo studio o alla convinta battaglia contro l’Università privata di Medicina e Chirurgia di Enna – possa essere ampliato e potenziato.

Crediamo si possano mettere in campo nuovi strumenti di coordinamento in grado di rendere sempre più frequenti i momenti d’incontro e di elaborazione tra le tre basi. Momenti di confronto, ad esempio, come i corsi di formazione regionali organizzati a Palermo nel Marzo 2014, vanno individuati e promossi con molta più forza in quanto rappresentano elementi di contatto significativi tra le basi.

Sarebbe infine opportuno e utile individuare anche almeno un incontro regionale a cadenza trimestrale tra gli esecutivi delle tre basi confederali con scopo elaborativo, di aggiornamento e informazione affinché possano essere sempre maggiori le battaglie portate avanti su scala Siciliana.

Verso la rete Studentesca

Ogni persona ha una propria “storia”, compie cioè un proprio percorso attraverso il quale, in base ai propri interessi e alle proprie capacità, arriva ad avere una collocazione funzionale nella società.

Questo percorso prevede una serie di tappe che vanno dall’istruzione di base, ad un adattamento ad uno specifico lavoro, passando per un percorso accademico e specialistico.

E’ chiaro quindi come scuola, università e mondo del lavoro – sistemi all’interno dei quali si realizza la vita della persona – siano tra loro collegati: qualsiasi riforma o modifica di uno dei tre sistemi, infatti, influirà sugli altri due e ne condizionerà il funzionamento.

E’ altresì chiaro come in una società in continua evoluzione in cui le giovani generazioni faticano ad essere protagoniste, è importante avere una visione complessiva del nostro mondo, che passa da ogni livello di istruzione si inquadra in un’ampia riflessione generazionale.

Queste considerazioni spingono l’UDU Palermo – Unione degli Universitari ad investire nella ricerca di collaborazione con chi possa collegare la propria elaborazione alle nostra e condividerla, con l’intento di fortificarla e di arricchirla.

Il mandato nazionale e la collaborazione che allo stesso livello lega in modo esclusivo la nostra associazione con la Rete degli Studenti Medi è il tassello fondamentale da cui partire per continuare a portare avanti un percorso congiunto, che progredisca attraverso le elaborazioni e le vertenze condivise e che possa far maturare anche nel nostro territorio le potenzialità del Sindacalismo studentesco all’interno dei luoghi della formazione.

Tra l’UDU e la Rete degli Studenti Medi esiste piena condivisione elaborativa su tematiche come Diritto allo Studio, cittadinanza studentesca, ruolo della formazione all’interno della società, rapporto con il mondo del lavoro e partecipazione democratica alla vita politica e sociale, con particolare attenzione a temi e identità che fanno parte del patrimonio della Sinistra italiana.

Tante sono state negli ultimi anni le occasioni di condividere il nostro impegno con quello della Rete degli Studenti Medi: iniziative di piazza, manifestazioni, incontri e dibattiti, riunioni programmatiche e semplici momenti aggregativi hanno costellato un percorso che si ritiene centrale, perchè convinti possa dare importanti risposte ad una società sempre più frammentata.

Ne è un importante esempio la grande iniziativa organizzata a Palermo a Piazza Magione, in occasione della festa dei lavoratori, dove le nostre associazioni studentesche hanno inquadrato le proprie rivendicazioni generazionali in una giornata di aggregazione, politica e contatto con il territorio.

Uno dei momenti in cui intervenire per rendere più evidente il legame che vi è tra le nostre due organizzazioni è, senz’altro, il momento del “passaggio” dalla realtà studentesca a quella universitaria e, quindi, nel momento in cui ogni studente medio è chiamato a fare una scelta delicata, dalla quale dipenderà la sua formazione futura.

L’orientamento, in questo caso, è l’attività principale su cui la nostra organizzazione deve puntare per garantire quel ricambio generazionale che permette di mantenere viva e forte la presenza in Ateneo e l’impegno di rappresentanza. L’UDU palermo, quindi, continuerà ad impegnarsi a svolgere incontri programmati in tutte le scuole del comprensorio provinciale ponendo come obiettivo principale quello di esporre le linee di informazione durante l’anno della maturità, ma anche nei periodi dei test

di accesso, così come fatto negli ultimi anni.

Il nostro sostegno in questa direzione renderà poi naturale il proseguimento del percorso di crescita dei ragazzi della Rete degli Studenti Medi, che si affacceranno all’esperienza di rappresentanza universitaria avendo già delle basi solide e idee chiare sul come agire politicamente e sul come svolgere l’attività sindacale che ci contraddistingue.

La presentazione di una programmazione condivisa tra studenti medi ed universitari è funzionale per sollecitare l’immobilità di una politica assente  dal dibattito sul mondo della formazione, in particolare nella nostra regione. Insieme, l’UDU Palermo e la Rete degli Studenti Medi Sicilia, possono riuscire ad essere rappresentativi di una condizione studentesca e giovanile ampia, che sente oggi l’esigenza di ribadire con forza i propri diritti e le proprie aspirazioni ma che trova di fronte a sè un mondo sordo e poco disposto al cambiamento.

Nel rispetto anche delle linee di indirizzo programmatiche delineate nei documenti politici nazionali delle due organizzazioni, crediamo sia necessario implementare i momenti di mobilitazione anche con elaborazioni politiche congiunte, che siano frutto di un confronto costante e continuo su tutte le tematiche comuni, studentesche e non.

La Rete Studentesca, intesa come rapporto interconfederale, visione d’insieme e pratiche comuni con la Rete degli Studenti Medi, è un obiettivo fondamentale, per rappresentare una forte risposta generazionale e collettiva, in un momento storico in cui l’individualismo sfrenato tende a disgregare la società. Siamo altresì consapevoli di dover costruire un nuovo modello interconfederale, mai sperimentato realmente sul nostro territorio, che possa essere funzionale al raggiungimento dei nostri obiettivi, senza chiudersi in inutili sovrastrutture, ma facendo dell’elaborazione politica il suo fulcro.

Mondo del Lavoro e Rapporti con la CGIL

L’avvicendamento tra il mondo della formazione universitaria e quello del lavoro è un tassello fondamentale tanto delle politiche di programmazione dell’Ateneo sia dell’elaborazione politica della nostra Associazione, il ruolo di Sindacato Studentesco in cui ci riconosciamo trova nelle politiche del mondo del lavoro e nell’accesso alle stesse da parte dei giovani laureati una strada fondamentale su cui investire risorse e attenzione programmatica, nella direzione di una tutela dei diritti che trovi in questo un percorso di continuità. Tale interesse oggi si è trasformato in una vera e propria preoccupazione, in quanto la situazione politica ed economica attuale del nostro paese non sta di fatto creando i presupposti per la costruzione di una nuova forza lavoro e un cospicuo ampliamento di tale mercato.

Con le ultime politiche, che di fatto si sono occupate di questioni vicine ai lavoratori, si è delineato un quadro decisamente preoccupante per tutte le fasce d’età, ma sicuramente il dato più critico è quello che riguarda i giovani. Le generazioni comprese attualmente tra i 20 e i 40 anni, infatti, vengono ormai gergalmente considerate come le generazioni dei cosiddetti “precari”. Il concetto di precariato nel mondo del lavoro è stato introdotto attraverso la legge 30 del 14 febbraio 2003, chiamata anche legge Biagi, legge che ha ampiamente riformato e stravolto il mercato del lavoro in Italia. Considerando la flessibilità come mezzo migliore per l’ingresso nel mercato e obsoleto lo strumento della concertazione tra le parti sociali, tale legge ha istituzionalizzato forme di precariato come il contratto a progetto, il lavoro interinale e il lavoro intermittente riducendo drasticamente diritti e tutele dei lavoratori e ha di fatto reso impossibile per milioni di giovani la possibilità di costruire un proprio futuro, non solo in ambito lavorativo, ma anche familiare o in generale dal punto di vista dell’autodeterminazione e della costruzione di una propria vita sociale indipendente.

Sempre in questa direzione, negli ultimissimi anni il concetto di precariato ha raggiunto l’apice del suo sviluppo: con la nuova riforma del “diritto” del lavoro  promossa ed attuata in Italia dal governo Renzi, attraverso diversi provvedimenti legislativi varati tra il 2014 ed il 2015, si è praticamente legittimata la pratica del licenziamento accrescendo dunque sempre più il potere del datore di lavoro nei confronti del lavoratore e limitando sempre più la sua privacy, per non parlare della liberalizzazione dei voucher che ha legittimato sempre più la presenza di contratti sempre meno stabili e dunque ha accresciuto sempre più le incertezze e insicurezze del lavoratore e dello studente che si appresta ad entrare nel mondo del lavoro. Un altro piano che ci ha lasciati abbastanza perplessi è stata la modalità di assunzione di Garanzia Giovani, programma che ha provocato enormi disagi nell’erogazione delle indennità mensili dei partecipanti con ritardi anche di oltre 12 mesi, oltre agli enormi disagi subiti dai tirocinanti. Ci chiediamo quale sarà il futuro scenario in cui lo studente si ritroverà una volta laureato, non possiamo infatti non rivolgere l’attenzione a queste tematiche che riguarderanno il nostro futuro.

Una delle conseguenze di anni di politiche scellerate, il cui unico intento è stata la frammentazione della società in favore dell’esclusivo interesse di pochi, predicando un fallimentare modello finanziario neo-liberista, è stata il conseguente isolamento della CGIL, unica forza che ha veramente tentato di opporsi a quello stesso modello: unico costante oppositore sociale, anche per quello che riguarda la mobilitazione.

Oltre alle diverse categorie dei lavoratori verso le quali la CGIL si batte da anni per la tutela dei diritti, negli ultimi anni è cresciuto da parte del sindacato anche una forte attenzione nei confronti degli ambiti lavorativi o “pseudo tali” che riguardano maggiormente le fasce d’età più giovani.

Di grande importanza è il rapporto che l’UDU Palermo deve accrescere con le Camere del Lavoro non solo della città di Palermo, ma di molti altri comuni della regione, soprattutto in quei paesi dove vi è un’alta concentrazione di studenti.

Oltre a questioni prettamente legate all’ambito universitario il rapporto con le Camere del Lavoro potrà dare il suo contributo anche alla fruizione di altri servizi, quali l’assistenza fiscale e quello degli alloggi, due aspetti sicuramente di cruciale importanza per lo studente verso i quali UDU e CGIL devono collaborare per venire incontro ai bisogni delle famiglie. Interessante è in tal senso la collaborazione che si sta instaurando con i CAF CGIL e con la Società dei Servizi al fine di mettere a sistema le esigenze degli studenti rispetto al calcolo del nuovo indicatore ISEE per il pagamento delle tasse universitarie.

Oltre ai suddetti obiettivi occorre certamente incrementare i rapporti con determinate categorie con cui l’UDU Palermo, se vuole perseguire la finalità di raggiungere una quanto più possibile cooperazione con il sindacato dei lavoratori nei temi che più riguardano il mondo dei giovani e degli studenti, deve necessariamente interfacciarsi.

Una delle categorie più interessate a tale finalità dovrà certamente essere quella dell’FLC (Federazione Lavoratori della Conoscenza) in particolare sui temi dell’amministrazione dell’Università palermitana. L’obiettivo è quello di realizzare iniziative volte a valorizzare le capacità interne del sindacato degli studenti e a quello dei lavoratori partendo dal diritto allo studio, l’accesso ai saperi e da un’idea di società democratica basata sulla conoscenza.

Altra categoria verso cui è necessario incrementare il rapporto politico e di lavoro è la FILT (Federazione italiana lavoratori trasporti); il trasporto urbano ed extraurbano per i pendolari è un tema caldo per gli studenti. Le spese per il trasporto dal proprio paese o quartiere verso i luoghi universitari sono in continua crescita e la qualità dei servizi purtroppo stenta a migliorare. Se in ambito urbano infatti i lavori per l’ampliamento del servizio ferroviario metropolitano e per le nuove linee tramviarie lasciano auspicare un futuro migliore per la mobilità urbana degli studenti, i continui tagli alle linee degli autobus per i pendolari, l’incremento delle tariffe delle stesse e in particolare i problemi infrastrutturali che hanno coinvolto l’autostrada Palermo-Catania, rendono sempre più difficile e oneroso, ad uno studente fuori sede, il trasporto verso il capoluogo siciliano. Al fine di far sentire la voce degli studenti e difendere i loro diritti per una mobilità sostenibile è necessario che UDU Palermo e FILT cooperino e si muovano verso un percorso comune.

Sempre nell’ottica della tutela dello studente fuori-sede, è necessario continuare l’importante lavoro di collaborazione con il SUNIA (Sindacato Nazionale Unitario Inquilini ed Assegnatari), con il quale verrà lanciato a breve il nuovo portale “ABITARE”, utile per diffondere e fa conoscere le elaborazioni e le piattaforme politiche che ci proponiamo di realizzare durante questo anno.

In virtù della suddetta necessità di tutelare i neolaureati inseriti in attività di praticantato in studi professionali occorre anche portare avanti il rapporto con la FILCAMS (Federazione Italiana Lavoratori Commercio, Albergo, Mensa e Servizi), che si occupa per l’appunto della sindacalizzazione di tutti gli aspetti legati ai rapporti con studi professionali. Occorre che che UDU Palermo, FILCAMS e il dipartimento delle politiche giovanili comincino a chiedere maggiori diritti per tale categoria di lavoratori – quasi sempre non retribuiti e carenti di quasi ogni forma di tutela – purtroppo anche a causa della carenza di norme che regolarizzino tali forme di impiego (si ricorda che UDU e CGIL hanno raccolto in Sicilia più di 10000 firme per una legge regionale di iniziativa popolare “Disciplina dei tirocini formativi e di orientamento”).

Bisognerà maggiormente stabilire un rapporto politico concreto anche con la NIdiL (Nuove Identità di Lavoro), che rappresenta i cosiddetti lavoratori atipici, i lavoratori in somministrazione ed i disoccupati, tipologie lavorative e non-lavorative dove purtroppo molti giovani anche neo-laureati oggigiorno ristagnano. Il rapporto tra UDU e NIdiL dovrà volgere alla tutela dei giovani disoccupati e alla difesa dei diritti di tutti quei lavoratori con contratti utilizzati in modo improprio dai datori di lavoro al posto dell’impiego dipendente tradizionale, a causa del loro minor costo e alla possibilità di rendere i lavoratori maggiormente ricattabili anche a causa delle frequenti scadenze dei contratti stessi. Un buon proposito verso cui UDU, NIdil e FLC potranno lavorare in sinergia è quello di far nascere uno sportello per i precari universitari, come già avvenuto in altre città italiane.

Infine, il nostro sindacato vuole far tornare saldi i rapporti con lo SPI (Sindacato Pensionati Italiani), con il quale sarà importante strutturare dei momenti di scambio intergenerazionale delle esperienze e dei momenti di formazione interna sulle tematiche a noi comuni e, soprattutto, sulla natura del nostro sindacato.

Non crediamo che tale rapporto possa relegarsi ad una mera trasmissione di memoria storica – pur centrale – , ma che si debbano avviare profonde riflessioni elaborative sul ruolo delle componenti generazionali nella società, sempre più frammentata.

Il patto tra generazioni è per noi centrale in un contesto in cui la logica della “rottamazione” è utilizzata come sinonimo di innovazione ed efficienza.

Non ci sentiamo in contrapposizione ai meno giovani del nostro paese, anzi, crediamo che molte rivendicazioni sociali debbano essere condivise tra le fasce deboli della società, in ottica non solo solidaristica, ma anche di prospettiva.

Oltre alle categorie succitate l’UDU Palermo dovrà comunque incrementare i suoi rapporti politici e di collaborazione con tutte le categorie che fanno parte della CGIL.

L’UDU Palermo in questo percorso vuole avere un ruolo di protagonista, sia da un punto di vista locale e regionale sia da un punto di vista nazionale, e guarda con interesse al mondo della CGIL regionale e la Camera del Lavoro, consapevoli che questo possa essere coniugato con le nostre attività e con l’azione quotidiana all’interno e all’esterno dell’Università.

Tuttavia, ad eccezione di alcuni sporadici casi, la collaborazione tra il nostro sindacato studentesco e il Sindacato dei lavoratori non è riuscita a produrre quelle campagne politiche e organizzare attività formative che da entrambe le parti ci si aspettava.

Questo però non ci impedisce di pensare che, trovando nuovi metodi di confronto e assicurando una presenza più costante all’interno delle dinamiche del Sindacato dei lavoratori, si possa recuperare ciò che in passato non si è riuscito a realizzare.

Siamo infatti consapevoli della necessità di dover conoscere le dinamiche del mondo del lavoro e, per questo motivo, riteniamo che nessun rapporto politico sia più indicato se non con un sindacato come quello della CGIL che si pone a tutela del lavoratore.

Arci e PYc

L’Udu Palermo – Unione degli Universitari, così come da Statuto, è un’organizzazione studentesca che tra le sue finalità ha la promozione di una cultura dei diritti, dell’ambiente, della non violenza, della solidarietà e dell’uguaglianza, con una prospettiva progressista, internazionalistica e antifascista, che all’Università ci rende il principale punto di riferimento per quegli studenti che, nel panorama politico, si ponga a Sinistra.

La nostra posizione, da sempre chiara e trasparente grazie anche al nostro documento politico, ci pone nelle condizioni di dialogare con tutte quelle realtà associative non universitarie che condividono i nostri valori e le nostre battaglie, nel rispetto delle identità e delle piccole diversità che tra noi inevitabilmente e positivamente esistono.

E’ in questa direzione che abbiamo ormai da anni voluto mantenere rapporti di collaborazione e aggiornamento politico con l’ARCI, associazione con cui abbiamo la fortuna di condividere molte delle iniziative che, nell’ambito dei temi d’attenzione sociale, si sono sviluppate all’interno del panorama culturale e partecipativo della nostra Città.

Ormai da tre anni la nostra associazione è entrata a far parte della grande rete del PYC – Palermo Youth Center, con la quale è stato possibile avviare una collaborazione per la realizzazione di numerose iniziative culturali e di aggregazione, che hanno raggiunto migliaia e migliaia di ragazzi che frequentano la sede di Via De Spuches 20 a Palermo. Proprio in questa sede abbiamo intenzione di contribuire all’organizzazione di iniziative e momenti ricreativi aperti e fruibili anche da chi non frequenta la Cittadella Universitaria, che possano far diventare il centro un punto di interscambio di conoscenze e competenze tra studenti di diversi corsi di studio e, magari, anche sede di gruppi di studio per studenti in difficoltà.

L’ambiente sociale che il PYC è riuscito a creare è il luogo ideale per l’aggregazione giovanile che riesca a portare con sè contenuti e tematiche da fare conoscere ai tanti ragazzi che hanno deciso di diventarne soci. E’ compito della nostra associazione lavorare in maniera ancora più concreta e determinata per far si che la collaborazione tra le nostre realtà diventi strumento per una promozione culturale vasta e incisiva che, grazie alla connubio tra informazione, svago, dibattito e divertimento, riesca a portare frutti positivi per l’UDU, il PYC e i giovani palermitani soprattutto.

E’ fondamentale a tal proposito richiamare la grande opportunità che il Palermo Youth Center ha da poco guadagnato nell’affidamento di uno spazio abbandonato all’interno del complesso storico di Villa Trabia. Il progetto, che prevede la ristrutturazione e l’allestimento della struttura per renderlo luogo di aggregazione all’interno della Villa, è un’opportunità per tutti i giovani palermitani e per la Città tutta. E’ fondamentale investire in un percorso che possa portarci a contribuire alla buona riuscita del progetto spendendo le nostre competenze e infittendo una rete che alimenti le attività della struttura. Crediamo infatti che lo scambio di esperienze e di conoscenze con altre associazioni sia, per ogni ragazzo che entra in contatto con la nostra realtà, un modo per aumentare ulteriormente il proprio bagaglio culturale e imparare a prendere in considerazione sempre più punti di vista.

In quest’ottica, riteniamo che sia anche fondamentale rafforzare il nostro rapporto di collaborazione leale e rispettosa con tutti i singoli circoli ARCI della provincia, così come con l’ARCI Palermo e ARCI Sicilia, per portare avanti tutte le battaglie politiche comuni che finora ci hanno visto co-protagonisti, lavorare insieme e accompagnare la crescita e l’impegno sociale dei giovani palermitani, in vista di un riscatto politico e culturale che non può non partire dalle realtà associative più forti e sane della città.

Partiti Politici

L’UDU Palermo ha sempre incentrato la sua attività nell’ambito sindacale, a tal punto da essere riconosciuto come unico vero sindacato studentesco presente all’interno dell’Ateneo. Uno dei punti di forza che ci ha permesso di operare principalmente nel settore sindacale è da sempre stata la scelta di non appartenere a nessun partito politico.

Il fenomeno delle crisi di rappresentatività non ha risparmiato nemmeno gli altri tradizionali soggetti di rappresentanza, tra cui i sindacati e le associazioni in generale. Si può dunque facilmente constatare come anche la nostra Organizzazione riscontri difficoltà sempre crescenti nell’esprimere posizioni politiche in grado di dar voce ad una generazione sempre più disillusa e disorientata. L’ unirsi di questi fattori conduce all’appiattimento del dibattito pubblico, meno incentrato sul merito delle proposte e più sulla forma, salvagente assai precario. Sin dalla sua comparsa sul panorama politico nazionale, Renzi si è presentato come un personaggio politico fortemente mediatico, in grado di parlare alla pancia degli italiani, portando avanti spesso una politica fatta più da slogan che da contenuti. Forte dell’ottimo risultato, il Premier ha impresso un forte accelerazione all’agenda di governo, il cui motto è diventato “fare a prescindere dal cosa e dal come”, dimostrando però scarsa sensibilità al dialogo: il percorso di approvazione della riforma del lavoro, dell’istruzione scolastica e, in ultimo, la riforma costituzionale – per citare alcuni casi – sono il chiaro esempio di un’idea sbagliata dei corpi intermedi, innanzitutto per quanto riguarda la capacità di questi di rappresentare le istanze di cui sono portatori.

L’Unione degli Universitari ha da sempre rifiutato questo modo di far politica: bypassare il confronto con i corpi intermedi e gli organismi di rappresentanza, sacrificandolo sull’altare della mediaticità e della velocità, un modus operandi assai distante dal nostro modo di relazionarci e interfacciarci con la politica. In questi anni, parallelamente al rafforzamento del Partito Democratico, abbiamo assistito al naufragare degli altri progetti  di aggregazione intrapresi dai partiti della Sinistra italiana. Questi hanno continuato a muoversi in un contesto estremamente mutevole e frammentato ma soprattutto, ancora una volta, non in grado di rappresentare una vera alternativa, se non in termini puramente elettorali. 

Allo stesso tempo – proprio nell’anno delle elezioni amministrative di Palermo – la nostra Organizzazione deve riuscire a riconquistare quegli spazi di interlocuzione attraverso un rilancio delle nostre proposte, della rappresentanza e del conflitto. Questo deve essere uno degli obiettivi prioritari: non possiamo negare che la nostra capacità di agire a favore della totalità degli studenti aumenti se proiettata al di fuori dai tradizionali luoghi di rappresentanza. La vera conseguenza della crisi dei partiti e dei corpi intermedi si riscontra, infatti, proprio nell’incapacità di innescare un dibattito, prima di tutto di rilievo culturale, sul ruolo dell’Università, e delle sue componenti,  all’interno della società. Non si può più rinviare l’avvio di un confronto che esca dagli schemi e dai luoghi comuni degli ultimi anni e che permetta di elevare i suoi fautori – tra cui necessariamente la nostra Organizzazione – a veri e propri attori di una rivoluzione culturale capace di investire l’intero sistema. Tutto ciò dovrà avvenire quotidianamente.

Nel periodo di campagna elettorale, inoltre, tutti i candidati ritenuti a noi culturalmente vicini saranno invitati a confrontarsi sulle tematiche a noi care, ad illustrarci la loro idea di società e di città, e a discutere le proposte e le istanze provenienti dalla nostra Organizzazione.